Il servizio di elaborazione sulle politiche previdenziali della Uil rilancia il tema delle problematiche verificatesi con la riforma Fornero, spiegando che se non si interverrà con dei provvedimenti correttivi si creeranno delle "gravi conseguenze per molti italiani". Il problema è che "dal Governo continuano a venire solo annunci", spiega il comunicato rilasciato negli scorsi giorni tramite il portale di riferimento dell'Unione italiana dei lavoratori. Sulla base dell'elaborato realizzato dall'ufficio tecnico interno al sindacato, emerge un quadro preoccupante sia per i coefficienti di trasformazione dei montanti in rendita, sia per l'innalzamento del requisito anagrafico di uscita dal lavoro.

"Gli attuali criteri di individuazione dei coefficienti e l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne provocheranno ulteriori iniquità e ingiustizie" spiega Domenico Proietti, commentando i risultati del report in rappresentanza del sindacato. Vediamo insieme di cosa si tratta entrando nel merito delle proiezioni offerte.

Riforma pensioni, ecco le proposte Uil per i coefficienti e la flessibilità

Sulla base di quanto appena esposto, appaiono particolarmente interessanti i due report reperibili sul sito del sindacato, contenenti delle proiezioni utili al calcolo delle future Pensioni a partire dal 1 gennaio 2016.

Nel primo si prende in considerazione le mensilità adeguate alle aspettative di vita, per l'esempio di coloro che hanno maturato un montante contributivo di 150.000 euro. La rendita contributiva a 66 anni di età dovrebbe corrispondere a 8258,00 € annue, contro le 8435,00 € di chi è andato in pensione entro il 31/12 del 2015. Confrontando invece due persone nate nel 1949 con uguale lavoro, reddito e montante, la differente data di pensionamento potrebbe comportare una variazione dalle 86 euro alle 283 euro(sulla base dell'età di pensionamento).

L'altro allegato riporta invece unprospetto sugli effetti dell'AdV nei confronti della progressiva equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne. Nel caso riportato dal sindacato, questo meccanismo potrebbe comportare fino a 22 mesi in più di scalino per le donne che otterranno la quiescenza nel 2016 rispetto a chi aveva avuto accesso all'Inps nello scorso anno. Ricordiamo infine che trale proposte correttive suggerite per ovviare a questi problemi troviamo il ricorso alla rielaborazione del parametro sull'aspettativa di vita in base al meccanismo delle coorti di lavoratori, mentre il nodo dell'età di pensionamento deve essere corretto tramite l'apertura alla flessibilità previdenziale.

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