La questione della chiamata diretta che seguirà alla mobilità 2016/17 è uno dei muri che divide Miur e sindacati. I docenti che finiranno negli ambiti, anziché ricevere una titolarità di sede, saranno soggetti alla chiamata da parte del dirigente scolastico di una delle scuole che rientrano nell'ambito territoriale di appartenenza. La novità è stata introdotta dalla legge 107/2015, e sebbene fortemente contestata sin dall'inizio, il Miur non intende fare un passo indietro. Fino allo scorso anno, il dirigente scolastico non aveva nessun ruolo nell'assegnare una titolarità di sede o una supplenza annuale, ma le cose stanno per cambiare.

Il problema più grosso non è tanto il cambiamento, quanto la mancanza di trasparenza che lo circonda.

Chiamata diretta post mobilità: Miur, chi ha capito come funziona?

Dopo la mobilità 2016/17 del Miur cambierà tutto: mentre prima per assegnare un incarico ci si basava sulle graduatorie, con la chiamata diretta tutto sarà affidato alla discrezione del dirigente. I criteri per attribuire l'incarico ci sono, ma sono così poco chiari che di fatto i presidi hanno la facoltà di decidere autonomamente chi assumere e perché. Il rischio che la scelta sia più soggettiva che oggettiva è reale. E allora, titoli, punteggi, anni di servizio, non contano più? La valutazione del curriculum del docente non ha criteri definitida rispettare e questo preoccupa non poco.

Per tutelare i docenti, i sindacati hanno chiesto regole bene precise e soprattutto che siano uguali per tutti e non cambino da dirigente e dirigente. Nell'incontro sulla mobilità avvenuto lo scorso 12 gennaio, la richiesta di inserire tali criteri all'interno del CCNI è stata presentata al Miur, che però non si è mostrato disponibile e aperto ad accoglierla.

Se la posizione dell'Amministrazione non dovesse cambiare, le uniche regole per la chiamata dei docenti sarebbero quelle espresse nella legge 107 ai commi da 79 a 82. Regole poco chiare che lasciano ampio spazio a interpretazioni soggettive e personali.

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