Non sono buone notizie per i contribuenti che andranno in pensione nel 2016 per effetto dei tagli agli assegni mensili: rispetto a chi ha lasciato il lavoro entro il 31 dicembre dello scorso anno, infatti, i coefficienti di trasformazione in vigore dal 1° gennaio 2016 faranno subire una decurtazione dell’assegno pensionistico da un minimo dell’1,35 ad un massimo del 2,50 per cento. Il taglio dell’importo può sembrare modesto e passare in secondo piano, ma se si considera che, dall’introduzione dei coefficienti di trasformazione avvenuta con il governo Dini nel 1995, le Pensioni hanno avuto un calo del 12 per cento, è evidente che il peso di quella riforma inizia ad essere consistente, soprattutto per l’eccessivo utilizzo di questo strumenti negli ultimi anni.

Perché le pensioni del 2016 subiranno dei tagli?

I coefficienti di trasformazione servono a convertire i contributi versati durante il periodo lavorativo in pensione futura, tenendo presente il parametro dell’aspettativa di vita, sempre in crescita sia per gli uomini che per le donne. Il valore del coefficiente, che entra nel calcolo dell’assegno insieme al montante contributivo ed del numero di anni di contributi versati, è variabile in funzione dell’aumento dell’età nella quale si va in pensione: nel 2016, chi andrà in pensione a 57 anni avrà un coefficiente pari a 4,246 con una perdita dell’1,35 per cento rispetto al contribuente che è andato in pensione alla stessa età nel 2015.

Chi è andato in pensione a inizio anno, per pochi giorni di ritardo rispetto alla chiusura del 2015, si porterà la perdita per tutta la durata della pensione.

Riforma pensioni, il 65enne del 2009 ha lo stesso importo del 69enne di oggi

Il dato più rilevante riportato dall’inserto economico del Corriere della Sera è relativo all’uscita da lavoro a 65 anni. Rispetto al valore pari a 6,136 del 1996, anno di entrata in vigore dei coefficienti di trasformazione, nel 2016 si ritrova lo stesso valore per chi va in pensione a 69 anni (6,135 con perdita rispetto al 2015 pari a -2,36 per cento): il che significa che la speranza di vita degli ultimi vent’anni è aumentata di quattro anni.

E, dato che i coefficienti di trasformazione introdotti nel 1996 non furono modificati fino al 2009, chi nel 2016 andrà in pensione a 69 anni, avrebbe potuto farlo, alle medesime condizioni, a 65 anni sette anni fa.

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