Malgrado l'arretratezza delle scuole italiane dal punto di vista dei servizi e delle infrastrutture, la tecnologia comincia ad affacciarsi alla didattica e nelle aule scolastiche. La tecnologia è sinonimo di futuro e sempre più spesso sentiamo parlare di nativi digitali, talvolta però la transizione è tutt’altro che indolore e passa per l’adozione di decisioni e strumenti che collidono con pratiche consolidate. In America si è arrivati all’abbandono del corsivo, nelle scuole libri e quaderni iniziano a cedere il passo a dispositivi elettronici che, sebbene abbiano perso quel profumo di carta stampata, forniscono quell’interattività secondo alcuni tanto utile all’apprendimento.

Tuttavia per quanto si ricerchi il progresso, quando si parla di innovazione siamo sempre troppo impreparati e ignari delle sue conseguenze. L’uso sempre più massiccio di tablet, smartphone e computer sia a Scuola che a casa inizia a destare crescenti preoccupazioni, soprattutto alla luce di recenti studi secondo cui possano essere causa di “demenza digitale” e gravi danni neurologici nei bambini.

Quando il corsivo cede il passo, anche in Europa solo stampatello

Gli Stati Uniti, patria del progresso, sono stati i primi ad abolire la scrittura corsiva, considerata come un mezzo antiquato e scomodo: lento da scrivere, talvolta difficile da capire e soprattutto così lontano dalla scrittura digitale dove lo stampatello regna sovrano.

Così si è pensato di sostituirlo completamente con lo stampatello, ormai unico tipo di scrittura insegnato nelle scuole. Ma sebbene siamo abituati alle stravaganze degli States, questa nuova novità verrà adottata da quest’anno per la prima volta anche nel continente Europeo: parliamo della Finlandia che gode un sistema scolastico molto avanzato. Si tratta di un discorso sul quale già da tempo si scontrano posizioni differenti: dai tecno-diffidenti che rivendicano lo stimolo alla creatività dato dall’esercizio della scrittura corsiva a chi sostiene il prossimo abbandono del corsivo in quanto il futuro della comunicazione è basato sulla pressione di tasti virtuali su uno schermo.

C’è poi la questione dell’apprendimento: non solo la scrittura, ma anche lo studio sui libri di testo comincia a traslare su libri elettronici, e-books e software che, grazie ad animazioni, video e contenuti multimediali, hanno la pretesa di assurgere ad un nuovo e più efficace metodo di apprendimento.

Tablet e smartphone, rischio “demenza digitale” e danni neurologici

Sebbene su questo fronte ci sia un ampio consenso sia da parte di educati, psicologi e stessi insegnanti, recentemente il neuroscienziato Manfred Spitzer ha voluto ricordare che non esista in realtà alcuna dimostrazione scientifica del fatto che a scuola si studi meglio grazie agli strumenti informatici.

Al contrario, esistono molti più studi che affermano come l’apporto della tecnologia possa avere un effetto negativo sull'istruzione tale da condurre a quella che lo stesso scienziato ha definito “demenza digitale”. È dimostrato infatti che la scrittura a mano migliora l'attenzione, la capacità di lettura e potenzia l'apprendimento. La scrittura, secondo Spitzer, aiuta a sviluppare un pensiero critico, a coltivare relazioni sociali sane per effetto di una maggiore autostima e migliora altresì le capacità motorie. Per contro, secondo uno studio riportato dal quotidiano Il Giorno la scrittura digitale invece è causa di "attenuazione e talvolta la perdita delle capacità di coordinare il pensiero con le attività necessarie per tracciare i segni", contribuisce a rendere i bambini più facilmente soggetti a cali di attenzione e problemi di autostima.

Eppure, sebbene ancora non conosciamo le conseguenze a lungo termine dell’uso degli strumenti informatici è innegabile il contributo che questi possono dare nella scuola del futuro e forse, come spesso accade, la verità sta lì nel mezzo.

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