Sempre al centro dell'attenzione l'argomento della riforma Pensioni 2017 legato soprattutto alla tematica riguardante l'uscita anticipata tramite Ape volontario. Dopo le richieste da parte di Cesare Damiano e Maria Luisa Gnecchi per quanto riguarda l'Ape social, torna al centro dell'attenzione il rischio concreto di non ottenere l'anticipo pensionistico per determinate categorie di lavoratori. Secondo quanto riportato da Pensionioggi.it, infatti, la trasmissione al Consiglio di Stato dello schema di DPCM per quanto concerne l'anticipo volontario, avrebbe messo in luce alcuni elementi per poter accedere a questa forma di pensione anticipata soprattutto per coloro che hanno assegni piuttosto bassi e che quindi rischiano di rimanere fuori.

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Riforma pensioni: cosa dice il DPCM sull'Ape volontario

All'interno del DPCM sarebbe specificato che tale misura si rivolge a lavoratori dipendenti del privato, del pubblico, agli autonomi iscritti a gestioni speciali dell'Inps e a coloro i quali sono iscritti alla gestione separata dell'Inps che siano in possesso del requisito anagrafico dei sessantatre anni e contributivo dei vent'anni, a patto che non siano distanti dall'accesso alla pensione di vecchiaia per più di 3 anni e 7 mesi. Questi lavoratori potranno quindi ottenere l'uscita anticipata tramite Ape volontario fino a un massimo di 43 mesi dalla pensione di vecchiaia.

Un'altra condizione per poter accedere all'Ape volontario è rappresentata però dall'importo della pensione mensile, che deve essere uguale o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo, cioè 702,65 euro mensili. Va da sé che le classi più deboli potrebbero rimanere fuori dal beneficio. E dopo le parole dei sindacati, che hanno definito l'età pensionabile italiana come una delle peggiori, questa non può essere una notizia confortante.

Riforma pensioni: quanto partirà l'Ape volontario?

Per quanto riguarda l'avvio dell'uscita anticipata tramite Ape volontario, le ultime novità ci dicono che lo strumento dovrebbe essere a disposizione dopo l'estate, in considerazione del fatto che i tempi tecnici per adottare in maniera definitiva il decreto e la sua successiva approvazione da parte delle banche e assicurazioni convenzionate comporta la perdita di ulteriore tempo.

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La data dell'1 maggio 2017 fissata inizialmente, dunque, rimane soltanto un ricordo. Anche in questo caso, infatti, potrebbe essere prevista una validità retroattiva così come è stato fatto per Ape sociale e Quota 41 per i precoci. Non ci resta che attendere ulteriori novità a riguardo e sperare che i tempi non si dilatino ancora.

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