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La sentenza 24755/2018 della Corte di Cassazione rischia di sollevare molte discussioni di carattere politico - sociale. Infatti esprimendosi su un caso rimessogli dalla Corte d'Appello di Firenze, con un cambiamento radicale del proprio orientamento giuridico, gli Ermellini hanno stabilito la piena legittimità giuslavoristica dell'inserimento di eventuali lavoratori vicinissimi alla pensione nella cosiddetta lista degli esuberi. In pratica, potranno essere inseriti nell'elenco dei lavoratori che è possibile licenziare anche dipendenti in età matura e vicini all'agognato traguardo della pensione di vecchiaia.

Le motivazioni addotte dalla Corte

Secondo i giudici del Supremo Collegio questo nuovo orientamento giurisprudenziale è perfettamente coerente con la Legge 223 del 23 luglio 1991 che detta norme in tema di Cassa integrazione [VIDEO], mobilità, trattamenti di disoccupazione oltre che attuazione di direttive della Comunità Europea e avviamento al lavoro.

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In particolare la decisione dei giudici segue il solco della procedura di riduzione collettiva dei lavoratori indicata dalla legge del 1991. Per di più secondo gli Ermellini il licenziamento del lavoratore sarebbe sempre legittimo anche se l'area aziendale dell'impresa interessata dalla procedura non è in crisi. E data la sistematicità dell'ordinamento giuridico non si configurerebbe neanche un problema di discriminazione tra i lavoratori. Tanto più che il criterio di selezione stabilito dalla norma e relativo proprio alla vicinanza del lavoratore alla pensione sarebbe derivato da un preciso accordo sindacale. Per di più, precisa il Supremo Collegio, tale criterio di selezione può essere applicato in via generale a tutta l'azienda e non solo alla specifica area interessata dalla crisi.

Il criterio guida dei dati aziendali

Come mette in evidenza "Il Sole24ore" la Cassazione ha sposato, nelle sue motivazioni, l'interpretazione in base alla quale i dati comunicati dalle aziende e relativi all'eccedenza di personale costituiscono il criterio guida da seguire per verificare la effettiva e reale esigenza di attuare la procedura di licenziamento collettivo.

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D'altra parte questi stessi dati, secondo gli Ermellini, non devono assolutamente essere utilizzati per determinare quali lavoratori devono essere inseriti nelle liste di esubero. Il criterio di scelta dei lavoratori deve necessariamente includere tutti i lavoratori dell'azienda interessata. Ovviamente deve essere offerta ai lavoratori iscritti nelle liste di esubero la possibilità di andare in pensionamento anticipato.

In quest'ottica, secondo la Corte di Cassazione, l'utilizzo del criterio di prossimità al pensionamento consente di ridurre al minimo l'impatto sociale della riorganizzazione aziendale. Infatti, in questo modo risulterebbero protetti quei lavoratori che, per una mera questione anagrafica o contributiva, non potrebbero usufruire della pensione anticipata. Di conseguenza, secondo il Supremo Collegio deve essere riformata la decisione della Corte d'Appello di Firenze che aveva giudicato discriminatoria la decisione aziendale di inserire nelle liste degli esuberi dei lavoratori dipendenti prossimi alla pensione [VIDEO].