Il Governo negli ultimi giorni starebbe valutando l'ipotesi di vietare la possibilità di sommare i contributi per chi intende andare in pensione con la quota 100, per rendere la manovra meno gravosa. Il cumulo contributivo era infatti stato inserito nella legge di bilancio 232/2016 e permetteva di sommare l’età anagrafica al numero di anni contributivi anche se questi erano in diverse forme di previdenza obbligatoria. Una possibilità che potrebbe essere negata dall’attuale Governo giallo-verde.

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I requisiti della quota 100

Stando alle cifre del Def approvato lo scorso 27 settembre, per poter consentire la pensione a migliaia di persone con quota 100 (62 anni e 38 anni di contributi), occorrerebbero 7 miliardi di euro. Ci sono però dei punti fermi da rispettare sia per quanto riguarda l’età anagrafica che per gli anni di contributi. L'obiettivo della quota 100 è quello di dare nuove forme di flessibilità lavorativa per permettere un ricambio generazionale favorendo ai giovani l'ingresso nel mondo del Lavoro.

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Se è vero che la somma deve essere 100, è anche vero che l’età anagrafica non deve essere inferiore a 62 anni: quindi una persona che ha 60 anni di età e 40 anni di contributi non può andare in pensione, anche se la somma è 100. Occorrerà infatti che raggiunga i 62 anni di età. Lo stesso vale per il numero di anni di contributi: nel caso di una persona con 64 anni di età e 36 contributivi, dovrà aspettare di averne 38, lavorando altri due anni.

Novità anche in merito ai contributi figurativi, ovvero i contributi fittizi maturati quando il lavoratore non ha svolto la sua normale attività lavorativa come nel caso della maternità, la malattia, la disoccupazione, la cassa integrazione e l’invalidità.

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Sembra infatti che nel caso di contributi figurativi, essi verranno conteggiati per un massimo di due anni, quindi nel caso di un lavoratore con 35 anni di contribuzione effettiva e 3 anni di contribuzione figurativa, gli verranno conteggiati solamente 2 anni, per un totale di 37 anni di contributi, non sufficenti alla pensione.

Il Governo è così al lavoro per poter apporre delle modifiche alla Riforma delle Pensioni, mentre i sindacati avanzano richieste in merito alla salvaguardia degli esodati, ai giovani e all’Opzione Donna, chiedendo un incontro con il Governo per discutere di queste problematiche entro la presentazione della Legge di Bilancio 2019 (approvazione entro metà ottobre).

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