Il tema del trattamento di fine servizio per i lavoratori che dovessero accedere alla nuova pensione anticipata tramite quota 100 è stato sicuramente molto dibattuto nelle scorse settimane. Il problema riguarda infatti quanto previsto dalla legge Fornero, la quale obbliga lo Stato ad erogare la liquidazione solo una volta raggiunti i requisiti di legge ordinari per la pensione di anzianità o quella di vecchiaia.

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Con la conseguenza che alcuni lavoratori, attraverso queste modalità, potrebbero trovarsi ad attendere fino ad 8 anni al fine di poter recuperare tutto l'importo dovuto. La soluzione sulla quale si è concentrato il Governo è relativa al prestito ponte, ma fino ad ora erano emersi solo pochi dettagli al riguardo. Fortunatamente con la diffusione del testo definitivo del decreto legge approvato lo scorso 17 gennaio 2019 la situazione sembra essersi chiarita, mentre nel frattempo sono emersi anche importanti aggiornamenti in merito al meccanismo di funzionamento del prestito ponte collegato.

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Quota 100 e liquidazione degli statali: si compenserà con la detassazione

Fino ad ora si sapeva che il Governo aveva allo studio di ricorrere ad un prestito ponte simile a quanto già avvenuto per l'APE volontaria, in modo da poter garantire immediatamente almeno una parte del trattamento di fine servizio a quei lavoratori che dovessero richiedere la pensione anticipata tramite la quota 100. Il dubbio principale riguardava però il costo dell'operazione, stante che gli interessi del finanziamento sarebbero ricaduti sugli stessi lavoratori.

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Pensioni

Per cercare di ripristinare un contesto di maggiore equità, il legislatore ha quindi pensato di compensare l'onere con uno sgravio sull'imposizione fiscale dell'emolumento. In questo modo il costo dell'operazione potrebbe essere compensato dalle minori imposte pagate sul TFS.

Come funzionerà lo sgravio sulla liquidazione delle pensioni anticipate pubbliche

Stante la situazione appena descritta, la riduzione dell'imposta per il TFS dei lavoratori pubblici sarà dell'1,5% rispetto all'aliquota Irpef ordinaria per ogni anno che passa dalla cessazione del servizio all'erogazione effettiva della liquidazione.

L'agevolazione prevede allo stesso tempo un tetto massimo di 7.5 punti percentuali, una volta passati 60 mesi dalla chiusura del rapporto lavorativo. L'operazione implica però un tetto massimo complessivo all'imponibile di 50mila euro, cifra oltre la quale si applicherà la tassazione ordinaria. Le stime sono effettuate su liquidazioni medie ipotizzate attorno ai 76mila euro, considerando circa 66mila lavoratori pubblici potenzialmente coinvolti nella flessibilità previdenziale nel corso dello scorso anno, mentre altri 158mila sono previsti nel 2019 e 118mila per il 2020.

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Infine, nel 2021 (a conclusione della sperimentazione triennale sulla quota 100) si stimano 115mila uscite.

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