Negli ultimi giorni la situazione politica ha visto arrivare la crisi di governo e con essa sono sorti molti dubbi anche in merito ai diversi provvedimenti di riforma del settore previdenziale in corso di discussione. Tra questi, bisogna innanzitutto distinguere quelli in scadenza da quelli già approvati per i prossimi anni. Le Pensioni anticipate tramite quota 100 rientrano in quest'ultimo caso e già questo dovrebbe contribuire a rasserenare i lavoratori potenzialmente coinvolti nei prossimi anni.

Pensioni anticipate e quota 100: non ci sono rischi sul breve

Un punto fermo rispetto ai pensionamenti anticipati tramite la quota 100 è che la misura chiave di flessibilizzazione della previdenza avviata dal governo giallo-verde è stata pianificata e finanziata per diversi anni. In particolare, la natura sperimentale dell'opzione di accesso alla pensione a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contribuzione è prevista per il triennio 2019-2021.

Questo significa che, salvo interventi correttivi attuati eventualmente dai prossimi governi, le pratiche di accesso alla pensione tramite quota 100 continueranno ad essere processate correttamente dall'Inps. Quello che è bene sottolineare al contempo è la natura "a scadenza" della misura, una caratteristica su cui dovrà riflettere in particolar modo chi maturerà i requisiti di fruibilità a partire dal 2022.

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In questo caso però, non vi era comunque certezza di rinnovo o estensione visto che all'esaurimento della quota 100 è sempre stato suggerito un tandem con una nuova quota 41. Inutile comunque fasciarsi la testa sulla questione a questo punto, visto che in tempi così lunghi non è possibile prevedere quali saranno le decisioni del prossimo esecutivo.

I dubbi sulle altre opzioni di prepensionamento: la quota 41 e l'opzione donna

Restano invece maggiormente concrete le preoccupazioni di quei lavoratori che rischiano di risultare spiazzati dal cambio di governo, soprattutto per provvedimenti che dovevano essere rinnovati all'interno della prossima legge di bilancio 2020.

È il caso, ad esempio, della proroga dell'opzione donna o dell'APE sociale. Entrambi i meccanismi di accesso flessibile all'Inps risultano infatti in scadenza al termine del 2019 e rischiano di restare insabbiati all'interno di un eventuale esercizio provvisorio, oppure nelle inevitabili difficoltà di un esecutivo transitorio volto a provvedere all'ordinaria amministrazione ed a portare il Paese alle elezioni nel prossimo anno.

Ancora più complesso sarebbe il caso della quota 41 per tutti per i lavoratori precoci, visto che la misura era considerata come attuabile solo verso la fine della legislatura dallo stesso governo giallo-verde. In tutti questi casi, al momento non si può che navigare a vista in attesa di scoprire in che modo evolverà la situazione politica.

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