Continuano a far discutere le recenti proiezioni tecniche ad opera della Ragioneria dello Stato, che ha recentemente diffuso dati allarmanti sui costi della quota 100. In particolare, secondo i tecnici la spesa aggiuntiva per garantire le nuove uscite a partire dai 62 anni di età e 38 anni di contribuzione sarebbe di ben 63 miliardi di euro fino al 2036. Una proiezione che nella giornata di ieri ha visto la pronta risposta dei sindacati, fortemente contrari al metodo di calcolo applicato. Ma nelle ore successive è arrivato un parere simile anche dalla stessa Inps, ed in particolare dal Presidente Pasquale Tridico.

Uscite flessibili e quota 100: anche dall'Inps si parla di sovrastime

Lo scontro sulla quota 100 e sui relativi costi per le coperture ha quindi visto scendere in campo il Presidente dell'Inps, che ha messo in dubbio le proiezioni della Ragioneria dello Stato. "Sinceramente sono abbastanza sorpreso di questi 63 miliardi, probabilmente s'intende qualcos’altro" ha spiegato Tridico, parlando apertamente della possibilità di una sovrastima rispetto alla situazione reale.

Una contrapposizione piuttosto netta, che fa comprendere la complessità del confronto istituzionale attualmente in corso tra i diversi apparati coinvolti nella misura. La situazione diventa evidente se si pensa che anche dal Ministero dell'Economia emerge la possibilità che il valore risulti ampiamente sovrastimato. Piuttosto, dal Mef è stata confermata l'ipotesi antecedente di un costo massimo attorno ai 20 miliardi di euro. Ma i mancati utilizzi registrati nel corso del 2019 fanno già propendere per valori "sensibilmente inferiori a tale cifra".

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Pensioni

Pensioni anticipate e Q100: l'intervento allo studio in Manovra

La vera resa dei conti resta comunque attesa all'interno della prossima legge di bilancio 2020. Quest'ultima dovrà infatti concretizzare il nuovo indirizzo di gestione del comparto previdenziale adottato da parte del governo giallo-rosso. Se una cancellazione anticipata della misura sembra ormai scongiurata, resta invece sempre possibile l'applicazione di nuovi correttivi.

Negli scorsi giorni si sono moltiplicate le ipotesi di un irrigidimento dei requisiti, in modo da ottenere ulteriori risparmi attraverso un possibile restringimento della platea (in favore di altre opzioni considerate più eque). Ma sullo sfondo pesa soprattutto la necessità di garantire uno stop alle clausole di salvaguardia dell'Iva. Al momento e senza ulteriori interventi dalla quota 100 sembrano poter comunque emergere risparmi certi per circa 4 miliardi di euro nel 2020, grazie a coloro che pur avendo maturato il diritto alla pensione anticipata preferiscono mantenersi attivi nel proprio posto di lavoro.

Con la possibilità che un uguale risparmio si realizzi anche nel 2021, a prova che un ulteriore intervento correttivo potrebbe non essere indispensabile. Infatti, confermando la misura nella sua versione attuale, dovrebbe comunque concretizzarsi una spesa dimezzata rispetto alle stime iniziali.

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