"Le Pensioni anticipate a quota 100 costano troppo, bisogna salire almeno a quota 102". E' Alberto Brambilla, uno dei padri dell'ultima legge della Lega sulle pensioni che fa autocritica sulle pensioni a quota 100, giudicandola una riforma "incompleta" a fare il punto sulle probabili modifiche alla misura introdotta un anno fa che consente l'uscita a 62 anni unitamente a 38 anni di contributi. L'economista va incontro anche alla proposta dei sindacati, che prospettano la pensione per tutti a 62 anni ma solo per determinate categorie lavorative.

Infatti, pur ammettendo che l'età proposta dai sindacati non può essere sostenuta dalla situazione del debito pubblico italiano, soprattutto per i pochi anni di contributi richiesti per l'uscita (appena venti, come per le pensioni di vecchiaia). Alberto Brambilla propone, in ogni modo, la quota 97 per le categorie lavorative disagiate.

Pensioni anticipate, ultime novità su riforma quota 100: allo studio uscita a quota 102 dal 2022

Nell'intervista concessa a Il Mattino, infatti, Alberto Brambilla va oltre alla sperimentazione delle pensioni anticipate a quota 100 prevista alla fine del 2021, sottolineando l'obiettivo più generale di una riforma che possa risolvere i problemi prodotti dalla legge Fornero negli ultimi anni.

La soluzione è tornare alla flessibilità in uscita. Con la scadenza di quota 100, Brambilla mette in guardia da un ritorno ai vecchi requisiti: "In assenza di provvedimenti - ha dichiarato il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali - si tornerebbe ai parametri della riforma Fornero che ha creato forse più problemi che soluzioni. E' importante sottolineare che otto salvaguardie e tutti gli altri rattoppi che hanno permesso a 560 mila lavoratori di andare in pensione hanno avuto un costo per lo Stato di oltre 33 miliardi di euro.

Dal 2022, con la fine di quota 100 - ha continuato Brambilla - si rischia lo scalone di cinque anni. Per questo è importante trovare delle soluzioni per andare oltre a quota 100 e riparare alla rigidità della norma di Elsa Fornero con proposte finanziariamente sostenibili".

Riforma pensioni, proposta sindacati uscita a 62 anni per sostituire quota 100: si tratterebbe di una quota 82

Sulla proposta di pensione a 62 anni in presenza di almeno 20 anni di contributi, fatta nei giorni scorsi dai sindacati, Alberto Brambilla ha spiegato tutto il suo disaccordo: "I sindacati dovrebbero ricordare i problemi che hanno causato in occasione della riforma delle pensioni di Lamberto Dini quando imposero che, per i lavoratori in possesso di almeno 18 anni di contributi, le regole del sistema retributivo rimanessero inalterate.

Con la proposta fatta nei giorni scorsi si andrebbe in pensione con la 'Quota 82', un'idea del tutto insostenibile per i conti dello Stato. Lo spieghino ai mercati come si fa a sostenere il sistema con questi parametri di uscita". In virtù della situazione creatasi proprio per le pensioni degli ultimi 20 anni, Alberto Brambilla individua tre soluzioni che dovrebbero essere affrontate nel tavolo di discussione sulla riforma pensionistica dal Governo e dai sindacati.

Pensione anticipata: Brambilla propone quota 97 per le categorie svantaggiate in sostituzione di quota 100

In primo luogo, le pensioni anticipate con uscita a quota 100 sono derivate dai problemi causati dalla legge Fornero che ha diviso la platea dei lavoratori prossimi alla pensione in due categorie: da una parte i contribuenti avvantaggiati, con regole più favorevoli e maggiormente protetti rientranti nel sistema previdenziale retributivo o misto, dall'altra i lavoratori del sistema contributivo che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996.

Anche per questi lavoratori devono valere le stesse regole e le stesse tutele degli altri contribuenti. "Per finanziare questa necessaria equiparazione - ha spiegato Brambilla - è necessario istituire un fondo pensionistico accantonando, per ogni anno, 500 milioni di euro per le future pensioni di questi lavoratori. In secondo luogo - ha continuato Brambilla - è necessario reintrodurre la flessibilità consentendo, a differenza delle pensioni a quota 100, l'uscita a 64 anni e con 37 o 38 anni di contributi. Si tratterebbe della nuova quota 102 che accontenterebbe tutti, anche i mercati e la Comunità europea.

Infine, per i lavoratori svantaggiati (quelli ricadenti nelle categorie tutelate dall'Ape social) si potrebbero utilizzare i fondi esubero per garantire la pensione anticipata a quota 97, con uscita a 62 anni e 35 di contributi. La proposta si attuerebbe con un massimo di permanenza nei fonti di cinque anni garantendo almeno tre giorni settimana di lavori di pubblica utilità.

Pensione anticipata, requisiti di uscita inalterati dopo il 2026: soluzioni per precoci quota 41 e donne

Infine, per il superamento delle pensioni anticipate a quota 100, Alberto Brambilla rispolvera alcune misure che sono state già attuate negli ultimi anni.

In primo luogo, il cavallo di battaglia della riforma Fornero per le pensioni anticipate, ovvero l'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, deve essere bloccato. E, dunque, le pensioni anticipate a 42 anni e 10 mesi di contributi, bloccate nei requisiti fino al 2026 dallo stesso provvedimento che ha istituito quota 100, dovranno mantenere costanti i requisiti di uscita anche oltre il 2026, continuando a garantire anche l'anno di sconto per le donne. Ulteriori sconti di contributi dovrebbero essere assegnati alle lavoratrici madri e ai lavoratori precoci, sempre in attesa della quota 41.

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