Da Alberto Brambilla, esperto di Pensioni, arrivano le idee per superare la riforma Fornero e la quota 100 per quella che sarà la legge previdenziale a partire dal 1° gennaio 2022. Agli interventi tampone adottati nell'ultimo decennio per allentare le rigide regole di uscita della legge Fornero, il presidente di Itinerari Previdenziali propone regole valide per tutti con l'abolizione dei casi speciali. Andrebbero mantenuti i requisiti per le pensioni di vecchiaia a 67 anni di età, con adeguamento del requisito anagrafico all'andamento dell'aspettativa di vita e con almeno 20 anni di contributi, ma è necessario prevedere anticipi per le donne, lavoratrici e madri, e per i lavoratori precoci della quota 41.

Riforma pensioni dal 1° gennaio 2022: ultime novità di oggi su quota 100 e uscita anticipata

La riforma delle pensioni, secondo Brambilla, dovrebbe partire dal presupposto che le nuove regole debbano essere valide per tutti, eliminando i casi particolari che hanno avvantaggiato delimitate categorie lavorative: è il caso delle otto leggi di salvaguardia emanate per i contribuenti esodati, rimasti senza lavoro e senza pensione dopo l'applicazione integrale della riforma Fornero, ma anche dell'opzione donna, dell'Ape social, dei lavori faticosi e gravosi e dei precoci a quota 41. Misure che, in ogni modo, hanno permesso a circa 750 contribuenti di non dover attendere i 67 anni della pensione di vecchiaia o i 42 anni e dieci mesi della pensione anticipata per agganciare una formula alternativa di pensionamento.

Ultima, in ordine di entrata in vigore, è stata la pensione anticipata a quota 100, sperimentazione previdenziale che terminerà il 31 dicembre 2021. Ed è proprio a partire dal giorno successivo che i contribuenti rischiano di ritrovarsi senza un valido canale di uscita alternativo e di dover attendere fino a cinque anni per andare in pensione.

Pensioni: con isopensione e contratti di espansione fino a sette anni di uscita anticipata

L'idea di riforma delle pensioni di Brambilla richiede coraggio e determinazione nell'individuare una vera legge previdenziale onnicomprensiva, che possa rimanere in vigore per dieci anni e che parta dal presupposto che il mondo del lavoro e le pensioni siano strettamente interconnessi.

È necessario mantenere l'asticella del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati a 1,5: è questo l'indice che mantiene in equilibrio i conti dello Stato. Le regole del pensionamento dovranno essere semplici e valide per tutti, per gli anziani come per le future generazioni, per il sistema contributivo come per i meccanismi previdenziali precedenti, misto e contributivo. Innanzitutto è necessario adeguare le pensioni minime alla maggiorazione sociale, elevando l'importo a 630 euro mensili. Ma la riforma pensionistica che verrà non potrà prescindere dal sentiero già tracciato negli ultimi anni dai fondi esubero e confermati anche nella legge di Bilancio 2021: già applicati dalle banche e dalle assicurazioni, rappresentano una buona opportunità di ricambio generazionale sul mondo del lavoro purché le imprese accettino di mandare in pensione anticipata i lavoratori prossimi alla pensione accompagnandoli in un percorso che prevede la partecipazione dello Stato con la Naspi e l'istituzione del part-time pensionistico.

Con una simile misura, riscontrabile anche nell'isopensione e nei contratti di espansione già attivi, ai lavoratori è offerta l'opportunità di poter abbandonare il posto di lavoro con un anticipo che può arrivare fino a sette anni: da un simile quadro previdenziale risulterebbero poco praticabili o convenienti le alternative dell'opzione donna, della quota 100, dell'Ape social e della quota 41 dei precoci.

Pensioni post quota 100: quota 102, quota 41 e benefici ai contributi delle donne e dei precoci

Ma per i lavoratori che non possono beneficiare delle formule di pensione anticipata assicurata dai fondi esubero, l'alternativa è la nuova quota 102, misura che prevede l'età di uscita a 64 anni unitamente a 38 anni di contributi dei quali non più di due figurativi (esclusi dal computo la maternità, il servizio militare e i riscatti volontari).

Ulteriore novità proposta da Brambilla riguarda i contributi versati dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2011, ovvero dalla riforma Dini alla riforma Fornero: il calcolo di questi versamenti dovrebbe avvenire con il meccanismo contributivo, rendendo stabile la pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi e mantenendo l'anno di sconto per le donne lavoratrici. Proprio a favore delle donne si potrebbero prevedere meccanismi che ne favoriscano l'uscita: lo sconto dei contributi dovrebbe essere di otto mesi per ogni figlio avuto per un massimo di due anni e, per i precoci che vogliano raggiungere la quota 41, ogni anno di lavoro prima dei 19 di età dovrebbe valere 1,25, ovvero 15 mesi di contribuzione.

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