“Non abbiamo fatto nulla di illegale”. Come riporta IlCorriere.it, così ha dichiarato alla stampa Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat-Chrysler, in merito alle accuse che vengono lanciate al gruppo automobilistico e che fanno sospettare il profilarsi di un nuovo Dieselgate all'orizzonte.

Emissioni oltre i limiti consentiti?

È stata l'Epa (Environmental protection agency ndr), l'ente americano che si occupa della tutela dell'ambiente, a notificare a Fiat-Chrysler che vi sarebbe stata una violazione del Clean Air Act. Legge, quest'ultima, che prevede un "tetto" massimo di emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera, un limite che sarebbe stato superato da alcuni modelli diesel di auto del gruppo italo-americano - per la precisione 104.000 esemplari di Jeep Grand Cherokee e di Dodge Ram.

Nello specifico, secondo l'Epa su queste auto sarebbe stato installato un software che permette di aumentare oltre i limiti consentiti per legge le emissioni di ossido di azoto.

Se l'accuse lanciate dall'Epa dovessero essere provate, FCA sarebbe costretta a pagare una sanzione al governo americano di 44.539 dollari per ogni automobile difettosa, per un totale di 4.6 miliardi.

Le reazioni di Fiat-Chrysler

Dal canto suo, ovviamente, il gruppo italo-americano ha respinto ogni accusa, emanando un comunicato nel quale, come riporta LaStampa.it, si dice “delusa” dall'operato dell'Epa e pronta a “lavorare con l’amministrazione entrante per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l’Epa e i clienti di Fca Us sul fatto che i veicoli diesel della società rispettano tutte le normative applicabili”.

L'amministrazione entrante, già. Proprio lunedì scorso, 9 gennaio, Marchionne aveva ricevuto il plauso del presidente eletto Donald Trump per la promessa di investimenti pari ad un miliardo di dollari che FCA ha promesso negli stabilimenti dell'Ohio e del Michigan. È troppo importante per il gruppo automobilistico mantenere quella promessa, mantenere saldi anche durante la futura presidenza del tycoon newyorkese i rapporti con la Casa Bianca, così come lo sono stati sotto Barack Obama. E le dichiarazioni, riportate da IlCorriere.it, dell'amministratore delegato di Fiat-Chrysler possono essere pensate come orientate anche proprio in questa direzione: “Non abbiamo fatto nulla di illegale. Pensano che facciamo tutti parte di una classe di criminali. Non ci sono somiglianze con il caso Volkswagen”.