Ritengo che la processione della Presidente Boldrini nei media di Stato, in risposta alle polemiche e agli insulti sessisti seguiti alla sua decisione di applicare la famosa "ghigliottina" alla Camera sul decreto IMU-Bankitalia, sia stata controproducente. La sua difesa è apparsa debole e contraddittoria, soprattutto nell'affermare la sua responsabilità nel caso di una mancata approvazione del decreto riguardo al pagamento della rata dell'IMU.

Nessuno avrebbe potuto addossare a lei una eventuale responsabilità in merito, che ricade interamente sui soggetti della politica e non sul garante delle istituzioni.

Se poi consideriamo che i Grillini si erano detti disposti a votare il decreto nella parte riguardante l'IMU a patto che la parte riguardante l'IMU venisse scorporata dal decreto originale (a proposito quanto è omogeneo questo decreto, visto che uno dei requisiti dei decreti è proprio l'omogeneità?), il suo intervento appare sempre più quello di un arbitro che prende parte alla contesa.

Ciò che però ha destato più perplessità agli occhi di un osservatore che si sforzi di mantenere un minimo di coerenza logica, è la frase "i frequentatori del Blog di Grillo sono dei potenziali stupratori".

Decisamente un'iperbole che fa a pugni col buonsenso - e direi anche col buon gusto - e che attira su chi la pronuncia il sospetto di partigianeria, sospetto che trova poi conferma poi nella frase sciagurata dei "grillini eversori".

Nessuno vuole giustificare gli insulti, ma il problema sta a mio parere nel grado di risonanza e di visibilità che gli insulti assumono in un determinato contesto. È chiaro che fra i milioni di seguaci di Grillo ci sarà un numero di persone, peraltro minoritario, che è portato a dare visibilità ai propri sentimenti proiettandoli al di fuori della propria sfera interiore, ma diciamocelo, è solo questione di capacità di esercitare una continenza verbale.

Il fenomeno diviene importante quando è un sintomo di cause sociali e politiche profonde in grado di diventare una seria minaccia alla convivenza civile. Non mi sembra questo il caso. A ognuno di noi vengono in mente cose così turpi che non siamo nemmeno in grado di ammettere a noi stessi. Quello che ci differenzia da chi è preda delle pulsioni è solo la capacità di filtrare tali impulsi e sottoporli ad un giudizio etico e di "conformità" con le regole sociali, e qui sta il punto.

Se infatti è vero che molti non si danno pensiero di manifestare la propria rabbia, la maggioranza degli individui riesce a separare l'espressione verbale dai comportamenti antisociali. La parola non può corrispondere al gesto altrimenti saremmo tutti, nessuno escluso, agenti del puro male. Mettere sullo stesso piano le parola e i fatti significa proprio banalizzare il significato del gesto: tanto se parola e gesto sono la stessa cosa...

Nel caso dei Grillini, per quanto spiacevoli siano gli insulti e i libri bruciati, è difficile attribuire a questi gesti un significato politico e sociale di rilievo.

Dire inoltre come fa Massimo Recalcati, malamente ripreso da Concita De Gregorio a Servizio Pubblico, che la capacità di esprimere e verbalizzare certi sentimenti si possa tradurre in una serialità di comportamenti o in alibi a passare all'atto, è una leggerezza che esclude totalmente una seria analisi del contesto e che presume un criterio che si basa unicamente sul principio della coerenza logica (apparente) del pensiero come attributo di verità. Ovvio che tale principio non ha nessun legame con la realtà, che invece va indagata con gli strumenti dell'indagine sociale e non con le sole chiacchiere.

Grillo e i grillini non saranno dei santi, il sessismo certo è un comportamento riprovevole, ma dare degli stupratori a tutti coloro che seguono un blog, certo non contribuisce a una valutazione obiettiva della realtà.

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