Genny 'a Carogna non è un caso isolato nel contesto delle curve italiane. La rivelazione del resto non potrà sorprendere nessuno tra quanti seguono il calcio e periodicamente si ritrovano, loro malgrado a sentire delle gesta di questi loschi personaggi, anzichè di calcio giocato come dovrebbe sempre essere. Le curve sono dominate da gruppi, i cosiddetti ultras, organizzati ma al cui interno la leadership è saldamente tenuta da poche persone oppure da un singolo individuo.
Come riferisce un articolo sull'edizione on line de La Repubblica, da Napoli a Torino, passando per Roma e Milano, fino alla provincia di Brescia e Verona, ogni curva ha il suo Genny 'a carogna, ovvero il suo capo, che gestisce un certo territorio.
Chiaramente anche ogni territorio ha le sue regole fatte spesso rispettare a suon di botte e minacce. Un sistema organizzato quindi, dove uno (o pochi) comandano e tanti, anche decine di migliaia di persone, seguono ed eseguono. Ma ecco chi sono i nomi più noti tra i capi delle curve italiane, riportati da La Repubblica nell'articolo citato.
In primo luogo, troviamo subito una figura molto inquietante, ed è quella di Loris Grancini, capo dei Viking della Juventus, il quale è considerato un uomo molto vicino alle cosche calabresi. Poi c'è il capo ultras atalantino, Claudio Galimberti, detto il "Bocia", 42 anni e una ventina di daspo alle spalle. Che evidentemente non gli impediscono di recarsi allo stadio.
Il capo ultras della curva del Genoa dal canto suo è noto al grande pubblico per essere stato colui che ordinò ai giocatori rossoblu di togliersi le maglie dopo la sconfitta con il Siena. Più volte arrestato per vari reati da stadio, e molto noto alle forze dell'ordine, è Franco Caravite, ras fondatore dei Boys, gli ultras dell'Inter. Per restare a Milano, ma questa volta sponda rossonera, troviamo il capo della curva sud, Giancarlo "Sandokan" Lombardi, con precedenti per rapina, lesioni e tentato omicidio.
A Roma, sponda biancoceleste, la curva degli Irriducibili è comandata da Diabolik, ovvero Fabrizio Piscitelli, in carcere per traffico di stupefacenti. Infine Michele Spampinato, 37 anni, capo ultras del Catania, gestisce la curva nonostante il daspo.
Nel 2008 fu anche accoltellato.
Lo stadio, il luogo dove si gioca, ecco la parola chiave, una partita di calcio, dovrebbe essere un luogo di svago, relax e divertimento e non un luogo dove larghi settori della tifoseria sono comandati da delinquenti veri e propri. Gente simile non dovrebbe nemmeno potersi avvicinare a un campo sportivo, e di certo non dovrebbe potere imporre la sua deviata volontà a nessuno, Istituzioni comprese. Quando si farà davvero pulizia, dato che i nomi si conoscono anche al di là degli intenti e di provvedimenti che non hanno mai effetti, nel nostro calcio al fine di farlo tornare ciò che è, o dovrebbe essere? Ovvero un gioco e una festa. Festa rovinata da qualcuno che non dovrebbe nemmeno prendervi parte.