Le elezioni europee si sono da poco concluse, e adesso èarrivato il tempo dei bilanci. Le elezioni europee hanno dimostrato un fattoindiscutibile: l’Italia non cerca avventure ma essenzialmente soluzioni urgentiai problemi del lavoro e del rilancio dei consumi interni che sono in chiarodeclino da troppo tempo. Il Partito Democratico guidato da Renzi ha ottenuto unconsenso di notevole rilevanza, anche se l’astensionismo continua a perdurare.

Il successo del PartitoDemocratico in Italia si spiega essenzialmente con un bisogno generalizzatodella popolazione di avere delle certezze, nel campo del lavoro e anche alivello della moneta. L’introduzione dell’euro in Italia è stato un fattoindubbiamente pesante, che ha comportato, checché se ne dica, un effettivodimezzamento degli stipendi e dei salari. L’euro pertanto ha implicato per lapopolazione italiana delle perdite molto rilevanti.

Tuttavia, la proposta dei cosiddetti euro-scettici, puressendo condivisibile sotto molti punti di vista, non è stata accettata dallamaggioranza degli italiani. Le ragioni fondamentali del sostanziale flop deglieuro-scettici deriva a nostro parere da un fatto fondamentale: la mancanza diuna seria e concreta alternativa alla moneta unica. Al di là degli slogan, nonsi è visto nulla di significativo.

Quando ad un’ esponente degli euro-scettici èstato chiesto di chiarire “come” si sarebbe fatto fronte alle problematiche monetarie di un ritorno alla lira, larisposta è stata esattamente la seguente: “Non lo sappiamo!”.

E’ pertanto evidente che “non sapere” come gestire lepolitiche monetarie essenziali per l’intera economia di un paese complesso comel’Italia e soprattutto per i milioni dipiccoli risparmiatori non è, assolutamente, un buon biglietto da visita perchiunque abbia a cuore i propri interessi, che poi sono gli interessi dellamaggioranza dei cittadini di questa nazione.

Gli argomenti a favore dell’uscita dall’euro hanno un lorofascino, ma per chi non si accontenta delle fascinazioni ciò non è sufficiente.Di fronte ai grandi problemi ci vogliono argomentazioni “potenti”, in grado diparlare alla ragione e profondamente innervate nella “realtà effettuale” . Quando tali argomentazioni verranno allaluce, e non ci si presenterà all’elettorato con un magnifico “non lo sappiamo!”, allora, e soloallora, forse, si potrà discuteredell’uscita dall’euro.

Il voto delle europee di ieri è stato anche un “voto politico”, di eccezionale rilevanza. E nonsi dica che queste erano soltanto elezioni “europee” e non elezioni“politiche”, perché l’argomento è solamente avvocatesco, basato essenzialmente sui bizantinismi di gente che vuoledimostrare a se stessa quanto è brava con le “subtilitates”, ma che in realtà non ha alcuna forza argomentativa, anzi, è“debole”.

Non è con i bizantinismi che si governa l’economia di unoStato: l’Italia ha bisogno di fatti e non di strumenti retorici stantii tirati fuori ad hoc dal magazzinodegli utensili dimenticati in un angolo e poi riutilizzati in caso di assoluta emergenza e che hanno il sapore amaro della pura esemplice disperazione.

Cosa cerca l’Italia? Chiarezza di vedute ed efficacia pratica! E se mi piace la fantascienza, me la vado a gustare alcinema.

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