La Russia di Putin è sempre sotto i riflettori da quando è scoppiata la crisi ucraina. I commenti sono davvero tanti, pro o contro la politica che il premier russo sta attivando negli ultimi mesi. "Putin's useful idiots" è il titolo con cui, alla fine di aprile, Slavomir Serakowski ha firmato un suo articolo sull'International Herald Tribune.

Lo stile di Serakowski (Direttore dell'Institute for Advanced Study di Varsavia) è decisamente gradevole, e, devo dire la verità, le sue argomentazioni, sia pure molto aggressive, si leggono volentieri, perché il sostrato colto della persona si avverte immediatamente.

Nella sua critica ai sostenitori occidentali della Russia, ad essere sinceri, Serakowski la prende un po' alla larga, lanciando frecciate contro Voltaire, amico di Caterina La Grande, e contro il filosofo tedesco Johann Gottfried von Herder, che aveva visto l'Ucraina come un Paese incontaminato e quasi "una nuova Grecia" da inserire comunque dentro l'impero russo: qui stava il peccato di Herder, e qui è stato beccato in flagrante da Serakowski.

Ma se con Voltaire e Herder i conti sono chiusi in fretta, soprattutto, credo, per ragioni storico-anagrafiche, i contemporanei non se la passano bene sotto la ruvida penna di Serakowski. Cosicché i reali "utili idioti di Putin" sono, da un lato Stephen F. Cohen, per aver scritto che, tutto sommato, l'Ucraina è dentro la sfera d'influenza russa; e dall'altro soprattutto il tedesco Gerhard Schröder, che "ha ripetutamente messo in chiaro imbarazzo Berlino sostenendo l'annessione russa della Crimea".

Questi due personaggi, sostiene Serakowski, non si rendono conto del male che fanno alla Germania, che sta sostenendo una battaglia più che sacrosanta per l'indipendenza e l'intangibilità dei diritti sovrani di una nazione. Infine, Serakowski conclude l'articolo con una battuta al veleno: "Chi è che dice che la Russia ha bisogno della propaganda? Ha già i suoi utili idioti".

In linea di principio, è un po' difficile non essere d'accordo con Slavomir Serakowski : in effetti, "in linea di principio", la posizione dei Paesi occidentali è eticamente corretta ed intellettualmente condivisibile, però in democrazia non si può tappare la bocca al dissenso, anche se l'avversario dice cose che ci possono sembrare indigeste.

Ecco perché, quasi sempre, i dibattiti politici finiscono in risse furibonde, che possono piacere soltanto a chi è particolarmente versato per le riunioni di condominio.

Concludo. Serakowski è stato troppo sferzante, e credo che, a parte Voltaire ed Herder, Stephen F. Cohen e Gerhard Schröder (insieme con altri che non ho citato) non l'abbiano presa tanto bene. C'è anche da dire che Serakowski deve essersi accorto di avere esagerato, perché, bontà sua, a un certo punto riconosce alle sue vittime "il diritto di avere le loro opinioni".

Certo che mi piacerebbe sapere che cosa avrebbe scritto se non avesse loro riconosciuto questo "diritto".

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