L'opinionista, si sa, è antipatico. È qualcuno convinto che, a qualcun'altro, interessi la sua opinione. Ma spesso farebbe bene a spedire i suoi scritti in una lettera senza mittente né destinatario. E, allora, cosa siamo qui a fare?
Purtroppo sono di quella generazione che, crescendo, ha disimparato a farsi forza delle proprie convinzioni, che non è più capace di crederci. Sono nato dalla parte sinistra, cresciuto con il pugno stretto e poi...sono rimasto deluso. Dalle persone, dalla politica e ora sono deluso da me stesso. Non riesco più a credere alla gente, né a farmi credere dalla gente.
Ci sono eventi che mettono alle strette la capacità di farsi coraggio, di provare, di lottare.
Ho vissuto la mia prima decade di vita con le parole "manipulite" (ripetuta da mio padre con folle insistenza, a causa delle sue manie igienico-sanitarie) e tangentopoli. Sono cresciuto insieme allo scandalo italiano per eccellenza; ho iniziato a ragionare, a formulare discorsi complessi mentre il televisore urlava di un sistema di corruzione senza eguali, capace di coinvolgere politici, imprenditori, giudici.
Perfetto, ho pensato, così avremo imparato che in Italia chi sbaglia, chi corrompe, chi si fa corrompere, PAGA. Neanche il tempo di capire bene lo scandalo che, a otto anni, scopro l'italo-furbizia: un signore piuttosto bruttino, con un'alopecia galoppante, una statura da fantino e un coinvolgimento nelle indagini che va ben oltre la semplice ipotesi, "scende in campo" e vince le elezioni.
Diventa il nostro presidente del consiglio.
Sono serviti quasi 20 anni affinché le malefatte di quell'uomo (che è rimasto bruttino e con la statura da fantino, ma che ha risolto senza stile il problema dell'alopecia) siano divenute pubbliche e giudicate.
Ma qual è il fulcro del mio scritto? Perché il titolo recita bloccato: tra riforme e sconforto?Bloccato è il dubbio che, facendosi insistente, rende immobili. Ma quale dubbio può immobilizzare chi, in un quarto di secolo di vita, ha conosciuto corruzione, furbizia e la mala che cena con la politica? Come posso immobilizzarmi proprio ora che la parola riforme viene usata con una frequenza e una convinzione mai vista?! Da uno giovane, in gamba, che si è dato delle scadenze - come il latte fresco - che devono essere rispettate per forza, pena una gran puzza?!
Beh, devo ammettere che sono caduto in uno sconforto cosmico, una spirale, quando ho sentito parlare di scandalo per l'Expo di Milano - che mi ha fatto ripensare alla corruzione e ai furbetti all'italiana - unito, qualche mese dopo, allo scandalo Mose - che mi ha ricordato il sistema di tangenti capace di coinvolgere politici e imprenditori. Uno sconforto che mai avevo provato prima; sarà colpa dell'età, sarà colpa dei dubbi che mi girano in testa sulla mia vita, chissà. Ma è chiaro un fatto preoccupante: ho perso la fiducia nelle istituzioni, ho perso la fiducia nello Stato e non ho più voglia di combattere, di tornare ad urlare e a litigare, e questa è la cosa più preoccupante e pericolosa che spero non sia comune a tutta la mia generazione.
Perché se lo sconforto inizierà a dominare i ragazzi, care generazioni precedenti, la colpa sarà tutta vostra. Perché avete preferito arricchire le vostre tasche piuttosto che garantire ai vostri figli un mondo vivibile e sano. Ed è proprio questo che mi fa star male, che mi ha spinto a scrivere queste righe: la rassegnazione che ha iniziato a dominare il mio corpo e la mia mente. Spero veramente di essere una caso isolato.