Una riflessione particolare da sottoporre alla vostra attenzione è incentrata sulla tematica della disciplina di accesso al lavoro nel settore dell'Istruzione. La stessa è disciplinata dall'Articolo 97 della Costituzione dove è scritto che nella P.A. si entra per concorso, riservando ad un altro momento di questa esposizione la conclusione per la quale si stabilisce l'eccezione, ossia la parte in cui la legge stessa parla di eccezioni. E si tratta di una questione di onestà intellettuale, anche e soprattutto per demolire quel luogo comune che ci vuole come lavoratori privilegiati agli occhi della gente comune che guarda alla nostra protesta e non capisce perché inveiamo alla 'Buona Scuola' del governo Renzi. 'Ma come, pensano, vi stanno assumendo e voi avete anche da ridire?

L'impossibilità di adeguarsi all'articolo 97

E' premessa fondamentale informare l'opinione pubblica che la Scuola è retta da oltre 150 mila precari che il governo Renzi taglia fuori dal piano di assunzioni con la sua 'Buona Scuola.' Ora, stabiliti gli esatti numeri della squadra di docenti precari che istruiscono i vostri figli, dobbiamo anche dire che c'è stata l'assoluta impossibilità di rispettare il dettato costituzionale per via della più totale assenza di concorsi nel periodo che va dal 1999 al 2012, tredici anni in cui l'unico modo per conseguire una abilitazione era costituito dal conseguire la stessa attraverso corsi invero assai onerosi (2500/3000 euro) per i precari quali i PAS e i TFA.

Se a questo aggiungiamo la modifica di abilitazione per i diplomi magistrali intervenuta dopo il 2001/20002 e la chiusura delle Gae, il serbatoio cioè dal quale si attinge per le immissioni in ruolo, il quadro è completo.

La transizione negata

Tredici anni di storia della scuola italiana in cui si è delineato sempre di più un percorso ad ostacoli.

Da un lato il governo che intendeva porre un freno agli ingressi per non scompaginare il delicato turn over e dall'altro il sorgere di un effettivo impedimento da parte dei precari ad assolvere al richiamato dettato costituzionale di cui all'art. 97. Ordunque vi chiediamo: come pensate che potevamo rispettarlo se per primo lo Stato ha posto in essere le condizioni per non assolvervi?

Come si può pensare oggi di sanare una situazione di errori a catena aggiungendone un altro che sostituisce ed elimina i precedenti, impedendo a chi raggiunge i 36 mesi di servizio di lavorare nelle scuole che per tredici anni sono andate avanti anche e soprattutto grazie alla abnegazione di noi precari?

La sentenza europea ignorata dal governo italiano

In che modo potremmo definire europeo il nostro Stato, dopo la diffida della Corte di Giustizia Europea ad adeguarsi alla norma 70/1999 per la quale l'unica forma valida e riconosciuta di impiego è costituita dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ove gli Stati sono chiamati a determinare adeguate misure sanzionatorie all'abuso della stessa?

Per questo motivo, riallacciandoci alla questione delle eccezioni previste dalla legge al richiamato art. 97, noi ci domandiamo quale urgenza, quale fretta mai ci impedisce di ragionare in termini di scaglionamento nei prossimi 5, ma anche tre anni forse, aprendo ad una soluzione che preveda il superamento della fase transitoria con l'immissione in ruolo per tutti quei precari abilitati nel periodo di vacanza concorsuale, ragionando in termini di percentuale (triplo canale)? Persino il Pd è spaccato su questo ddl. Ora lo capite perché ci stiamo ribellando ?