Ha avuto grande risalto sui media la presa di posizione del presidente della Lombardia Roberto Maroni, quando ieri ha fatto partire una diffida a tutti i sindaci della Lombrdia a che non investano ulteriori risorse su programmi di accoglienza immigrati, pena il taglio dei contributi regionali.

Maroni apre il fronte dei no all'accoglienza immigrati

Sono state immediate le reazioni politiche al diktat di Maroni ai sindaci della Lombardia, ma non ci vuole molto a capire che la presa di posizione di Maroni è figlia del risultato elettorale ottenuto dalla Lega Nord nelle recenti elezioni regionale e comunali.

A sua volta questo è conseguenza delle prese di posizioni dei paesi UE che hanno praticamente bocciato la proposta italiana sulle quote di distribuzione degli immigrati. Ricordiamo le trionfanti dichiarazione di Matteo Renzi, quando affermava, insieme alla Mogherini, che finalmente il problema dell'accoglienza immigrati sarebbe finito con la collaborazione di tutti gli stati UE. Si vada a vedere cosa diceva il ministro Gentiloni, il 28 Maggio 2015, in un'intervista ad Avvenire a proposito della proposta della Commissione Europea sull'immigrazione; le decisioni finali sono state per noi ridicole e la gente si è accorta che siamo stati presi in giro.

Renzi, sotto la pressione dell'enorme aumento degli sbarchi e dell'evidente incremento delle reazioni negative alle politiche dell'accoglienza, non ha perso tempo additando come responsabili coloro che, a suo tempo, firmarono il patto di Dublino.

Cosa dice la convenzione di Dublino sull'accoglienza immigrati

La convenzione di Dublino non è altro che il regolamento comunitario in tema di asilo politico il cui principio centrale afferma che la richiesta di asilo deve essere fatta nel primo paese in cui il migrante mette piede.

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Matteo Salvini Lega Nord

Senza entrare in dettagli tecnici sulle riammissioni attive e passive, poiché la convenzione di Dublino non funziona in caso di flussi migratori quali gli attuali, questo porta alla pratica conseguenza che gli Stati, quando salvano un migrante nelle proprie acque territoriali, devono poi farsi carico anche della sua tutela.

Tenuto presente che le migrazioni via mare partono quasi esclusivamente dalle coste della Libia si capisce allora perché è praticamente fallita la proposta delle distribuzione di quote di migranti in tutti i paesi UE; l'Italia, per motivi umanitari, ha esteso l'opera di salvataggio in acque internazionali favorendo, l'afflusso di migranti, e molti paesi non intendono farsi carico di questa situazione.

Il punto inaccettabile è che se le operazioni di salvataggio vengono compiute in acque internazionali da navi della comunità europea, non c'è scritto da nessuna parte che i salvati devono essere necessariamente portati in Italia; all'atto pratico, invece, tutti i migranti salvati vengono sbarcati in porti italiani.

L'Istat, nel luglio 2014, dichiarava che erano 6 milioni gli italiani che vivevano in regime di povertà assoluta e nel maggio 2015 Tito Boeri annunciava che erano 15 milioni gli italiani sotto la soglia di povertà.

È da sprovveduti non prevedere che, in tali condizioni, non cresca un movimento trasversale, che avversi sempre di più le attuali politiche di accoglienza immigrati e dei relativi costi.

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