Queste giornate di metà marzo rimarranno impresse nelle menti di molti insegnanti italiani appassionati di tecnologia e di didattica digitale. Perchè? La risposta è molto semplice: la molteplicità degli impegni scolastici e le responsabilità in capo agli stessi sono divenuti tanti ed estenuanti. Gli appuntamenti, spesso, si accavallano, di giorno in giorno. La stessa situazione la stanno riscontrando, ovviamente, molti Dirigenti Scolastici e, di conseguenza, anche gli assistenti amministrativi, vessati e sovraccaricati da continue ed incessanti note ministeriali legate alle quotidiane attività del PNSD.Insomma, tutta la catena di montaggio della Scuola 2.0 (la cui paternità spetta a Matteo Renzi) è impegnata freneticamente per far camminare una macchina complessa prevista all'interno della Buona Scuola, di cui il Piano Nazionale Scuola Digitale è parte integrante e fondamentale.

Factotum 2.0: gli impegni sono diventati troppi e si inizia a pensare alle proprie dimissioni

Molti di questi meritevoli umili servitori dello Stato, infatti, sono impegnati quotidianamente su più fronti. I loro impegni didattici sono divenuti esigui rispetto a quelli che la Buona Scuola sta riservando loro nelle ore extra-curricolari. Alle lunghe mattinate di attività didattica frontale si sommano, poi, anche gli abbondanti impegni lavorativi pomeridiani strettamente legati al PNSD e quelli gravano ancor di più sulle loro spalle, specie se pensiamo ai prossimi corsi di formazione per Animatori Digitali che, tra qualche giorno avranno inizio e che vedranno coinvolti in prima persona proprio gli stessi docenti.

Proviamo a fare un po di chiarezza - In un'unica istituzione scolastica, capita sovente che uno stesso insegnante ricopra più ruoli: l'animatore digitale o il componente del Team digitale, il responsabile tecnico d’aula in vista del prossimo Concorso docenti 2016, il componente della Funzione Strumentale (in qualità di responsabile tecnico ed esperto informatico), il responsabile e il gestore del sito internet istituzionale della scuola, il responsabile dei registri elettronici e, infine, l'insegnante per la parte che riguarda la didattica durante le ore curricolari.

Insomma, le quotidiane 24 ore non bastano proprio più per questi insegnanti, diventati troppo digitali ma poco umani. Nonostante questa situazione, come succede spesso, lo stesso insegnante si troverà costretto a dover svolgere tutte le attività anzidette senza batter ciglio e senza nulla pretendere dalla scuola in cui presta servizio.

La paura e la voglia di avere più tempo libero, poi, hanno contribuito a diminuire drasticamente il numero dei docenti disponibili a ricoprire questi impegnativi incarichi. Pertanto, quelli disponibili ad animare le scuole sono rimasti proprio pochi, e il loro impegno è solo frutto della loro passione.

Una competizione al ribasso: meglio non avere troppi titoli nel proprio curriculum.

In effetti, questa situazione si è venuta a creare, paradossalmente, da quando tutti gli insegnanti (facendo bene i propri conti) si sono accorti che bastano pochi spiccioli in più (tra PON, POR e FESR) per assistere, di contro, ad un crollo vertiginoso delle cifre contenute all'interno dei loro miseri emolumenti.

Più entrate equivalgono a più trattenute stipendiali. Tutti si tirano indietro. Tanti di questi, addirittura, si sono accorti che la disponibilità nei confronti della scuola non paga, sia in termini economici che in termini pratici. E allora è cominciato un processo meritocratico inverso: qualcuno inizia, persino, ad eliminare le proprie competenze sui curricola, per scongiurare l'eventuale loro selezione ai danni delle vittime di turno: i soliti vincitori.

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