Più ci si avvicina al giorno delle elezioni del nuovo sindaco di Roma (5 giugno), più la Raggi appare in televisione ed interviste, e più ci si chiede se l'avvocatessa pentastellata sia in grado di governare una realtà complicata ed esigente come quella della capitale.

Una campagna elettorale costellata da figuracce ed uscite fuori luogo, pochezza contenutistica quando si parla di proposte e aggressività da vaffa-day quando deve attaccare i concorrenti.

Attacchi a Giachetti

Il suo principale competitor per il campidoglio, come si è intuito dall'inizio di questa campagna, è Roberto Giachetti, candidato del Partito Democratico.

Nell'ultimo mese la Raggi ha attaccato diverse volte il vice-presidente della Camera, vedendosi ribattere delle risposte pronte e ficcanti.

Inizialmente fu l'insinuazione della Raggi circa alcune assenze di Giachetti presso la Camera dei Deputati, sostenendo che proprio l'ex radicale utilizzasse "la scusa della campagna elettorale per non partecipare alle sedute". Giachetti ribattè sostenendo che lui, in aula, aveva accumulato meno assenze dell'altro vice-presidente Di Maio (M5S), nonostante questi non fosse impegnato in alcuna campagna elettorale.

Esaustivo.

Non ultima l'invettiva di ieri, 26 maggio: Virginia Raggi ha accusato Il candidato dem di "vergognarsi del Pd", in quanto in tutti i suoi manifesti non è stato messo il simbolo del Partito Democratico. Giachetti ha fatto notare come lui non sia espressione di primarie del PD, ma del centro sinistra, quindi rappresentante di più di 1000 candidati tra consiglio comunale e municipali, di ben 7 tra partiti e liste in suo sostegno.

Poi la stoccata: "Io non uso il bianchetto sul mio curriculum", facendo riferimento al fatto che la Raggi ha gravemente omesso, in sede di "comunarie" online, di aver svolto un tirocinio, e comunque di essere in contatto, con lo studio di tale Cesare Previti. Un elemento importante, insomma.

Vuoto contenutistico

Ciò che preoccupa è il vuoto contenutistico nel programma della Raggi. Tutti i sondaggi la danno per vincitrice, e a maggior ragione monta la paura dei romani di vedersi amministrati non da un sindaco, ma da uno staff non meglio identificato, teleguidato da Grillo, che ne detta la linea.

La Raggi sarebbe quindi un automa, una mera esecutrice delle volontà di persone non elette, senza alcuna prerogativa di governo sulla capitale. Le sparate sono ormai diventate molte: dalla funivia per smaltire il traffico, alle allucinazioni per cui confuse il fake "Arfio" con Alfio Marchini, all'ultima perla odierna.

Moneta complementare e baratto parziale

La candidata M5S ha infatti paventato la possibilità di adottare una "moneta complementare e baratto parziale per risollevare la situazione di Roma", per cui si creerebbe una sorta di "credito tra imprese, è come se i servizi si pagassero in natura".

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I romani vogliono avere risposte serie sui problemi che li affliggono quotidianamente, dalle buche al traffico, dall'abusivismo alla corruzione. La Raggi pensa a funivie, baratto e pagamenti in natura. Un po' fa paura.

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