La Francia è un Paese laico. Deve però fare i conti con la sua duplice natura: quello di Paese europeo e allo stesso tempo condensatore di culture e religioni differenti. Lareligione Islamicaè ilsecondo credo del Paese nel quale è presentela minoranza musulmana più grande d’Europa. Ma cos'è la laicità di uno Stato? Èl’affermazione di un’autonomia, intesa come indipendenza rispetto alla religione; si è all’interno di un ambito agnostico e disponibile al dialogo, ambito che pur relativizzando la priorità della morale religiosa non ne sminuisce la valenza, è disponibile alla mediazione e persegue punti di convergenza con quella religiosa.

Il fondamentalismo, invece, è un'estremizzazione teorica e pratica la quale strumentalizza concetti religiosi per fini politici. Gli obiettivi di organizzazioni comeal-QaedaeDaeshsono anti-islamici perché scatenano una guerra tra musulmani che è esplicitamente condannata dal Corano e fanno del messaggio liberatorio e rivoluzionario dello stesso il pretesto per una violenza cieca così come si legge in queste righe.

Laicità in risposta alla natura multiculturale

Vivere nell’era della globalizzazionesignifica anche essere testimoni del rapido mutamento delle geografie politiche e umane: il fenomeno dell'immigrazione non è affatto nuovo nella storia dell’umanità, ma ad oggi si svolge in modo del tutto differente.

Partecipiamo infatti ad un mescolamento di etnie e culture con ritmi e difficoltà che sollecitano riflessioni su nuovi strumenti politici, legali e sociali.

Quello della laicità in relazione al fondamentalismo islamico è un argomento che prima di essere politico andrebbe analizzato sotto aspetti dalla connotazione umana.

In Europai musulmani sono presenti in duplice presenza: come cittadini degli Stati di appartenenza e come immigrati provenienti da Paesi islamici.

Per questi ultimi le difficoltà di integrazione sono maggiori perché vivono in luoghi arginati dalla società ospitante, le cosiddette banlieue - le nostre periferie.

Lebanlieuesono popolate da molte realtà autoctone, alcune inserite nello scenario francese, altre tagliate fuori. Solitamente chi vive in una realtà aliena rispetto al resto e decide di arruolarsi con Daesh, sono ragazzi giovani. I dati che il professor Baubérot ci riporta sono chiari in merito: “La loro età oscilla dai 16 ai 30 anni, non hanno effettuato studi superiori tranne che in rari casi.

Sono figli delle prime generazioni oppure scappati dai Paesi in guerra”. La motivazione che li spinge è studiata in varie discipline e mira a rispondere alla domanda di difficile risposta: cosa spinge giovani ragazzi che hanno la possibilità di mettersi in gioco in un Paese come la Francia, a diventare martiri?

Una delle motivazioni è certamente sociale. Chi decide di arruolarsi fa parte di una cultura priva di riferimenti forti, non ha senso di appartenenza. “L’alternativa è il martirio, che è visto come un atto di estremo coraggio se paragonato ai comportamenti dei ragazzi occidentali”.Daesh offre tutto ciò che abbiamo elencato.

Tuttavia la scarsa conoscenza di principi islamici da un lato e certe forme di estremismo politico dall’altro, generano una diffusa incomprensione e un certo senso di immobilità nel riuscire a mettere in atto forme di socialità e di politica in grado di arginare il fenomeno del terrorismo islamico. L’opinione pubblica viene spesso irretita da una vera e propria disinformazione e questo non fa che aumentare le già distanti distanze.

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