Come il migliore dei film di spionaggio, si infittisce di nuovi particolari la 'spy story' tra le due superpotenze, Russia e America. Verità dette o solo accennate, indagini, che vedono, ancora una volta, in primo piano il fondatore e direttore di WikiLeaks: Julian Assange, da ben 4 anni nascosto nell'ambasciata ecuadoriana a Londra.Protagonista della nuova indagine è un colosso dell'editoria statunitense, il New York Times che, in data odierna, ha pubblicato un dossier dettagliato e spietato contro Assange, intervistato da tre reporter del quotidiano indipendente americano.

'Tutti criticano la Russia, è noioso'

Assange non è nuovo a questo tipo di dichiarazioni e, nel suo atteggiamento antimperialistico, dimentica che, nell'agone politico-economico internazionale, oltre agli USA, emergono altre potenze non certo democratiche e che la Russia di Putin non brilla per rispetto dei diritti umani (come dimenticare i mezzi usati da Putin per salire al potere). Ma nel gioco degli interessi politici, si sa, domina la liceità anche di azioni perseguibili!Strano comunque che le dichiarazioni di Assange arrivino in parallelo con le incursioni degli hacker russi e che siano incentrate su un obiettivo comune: la demolizione del partito democratico.

L'amministrazione Obama, i Clinton sono i bersagli di questa opera denigratoria che, nel clima arroventato della campagna elettorale statunitense, si tinge di toni foschi ed assume i contorni di una vera e propria manipolazione propagandistica a favore di Trump, in questi giorni in netta ripresa nei consensi.

Trump che più volte ha evidenziato atteggiamenti e posizioni affini a quelle del leader russo.

Quali i rapporti di WikiLeaks con lo spionaggio russo?

Ad un'attenta lettura le rivelazioni di Assange, così manifestamente di parte, sembrano avere un'unica fonte d'informazione: lo spionaggio russo. Ed è strano che tutto ciò avvenga in piena campagna elettorale.Ma il direttore di WikiLeaks si difende accusando Hillary Clinton di "aizzare un'isteria neo-maccarista sulla Russia".

E, discolpandosi da ogni accusa di ricevere informazioni dai servizi segreti stranieri, dichiara:" Non esistono prove concrete". Il che equivale a una larvata ammissione di colpa.E, sulla base di queste affermazioni, il New York Times conclude:" Sia che questo accada per convinzione, per convenienza, o per coincidenza, le rivelazioni di documenti da parte di WikiLeaks e molte dichiarazioni di Assange hanno spesso aiutato la Russia a scapito dell'Occidente".