Paola Muraro, la contestata assessora all'Ambiente del Comune di Roma, si sfoga su Facebook e parla di "gogna mediatica" architettata contro di lei.

L'inchiesta Mafia Capitale sta regalando in questi giorni capitoli interessanti sul rapporto consolidato fra la Muraro e l'ex Amministratore Delegato di Ama, l'azienda dei rifiuti di Roma, Franco Panzironi, arrestato a dicembre 2014 proprio per la medesima indagine.

La Muraro avrebbe spinto per la costruzione di un nuovo impianto di smaltimento della spazzatura a Latina. L'impianto in questione sarebbe poi stato affidato ad Alessandro Falez, imprenditore, e venduto poi all'Ama. Il tutto con il benestare di Panzironi e dell'ex Direttore Generale della società dei rifiuti capitolina Giovanni fiscon, con il quale sembra che Paola Muraro avesse una relazione sentimentale.

Una relazione che avrebbe garantito all'assessora numerose consulenze con l'Ama. Per questo è scattato ai danni di Muraro e Fiscon il reato di concorso in abuso d'ufficio.

Una posizione quella della Muraro molto complicata che ormai da settimane sembra far traballare gli equilibri del Movimento 5 Stelle al governo di Roma.

Le numerose e ovvie attenzioni che il caso Muraro attira intorno a sé hanno così fatto scattare i nervi all'assessore che sulla sua pagina Facebook aggiunge: "Sottoporre a una gogna mediatica un individuo, tentando di infangarne anche la vita privata rappresenta l'opposto della nobilissima funzione che anima il mestiere del giornalista".

Eppure l'assessora dovrebbe sapere bene che la cosiddetta "gogna mediatica" è esattamente quella che il partito politico, il M5S, da cui è stata scelta, ha da sempre utilizzato per inferire colpi agi esponenti degli altri schieramenti. Ricordiamo la stessa Muraro che a luglio mise faccia al muro in diretta streaming l'ex Amministratore Delegato di Ama Daniele Fortini. In quell'occasione l'assessora all'Ambiente chiese a Fortini di confluire una parte dei rifiuti di Roma nell'impianto di Rocca Cencia di proprietà di Manlio Cerrone, ras della spazzatura per 40 anni e padrone della discarica di Malagrotta, chiusa dalla precedente amministrazione capitolina.

Per il Movimento 5 Stelle anche solo l'essere indagato dalla Procura della Repubblica significava essere messo alla berlina ed essere trattato come un ladro dando vita a un giustizialismo di ferro.

Oggi lo stesso partito invece si scopre improvvisamente garantista con il suo leader Luigi Di Maio che ieri ha dichiarato: "Aspettiamo di capire quali siano i capi di imputazione".

Insomma un cambio di passo del Movimento 5 Stelle.

Una "gogna" che, verrebbe da dire: da che pulpito.

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