La Siria dista 8 ore di aereo dalla Spagna; la sua ampiezza equivale alla metà circa della penisola iberica e, al suo interno, si parlano lingue diverse. La popolazione si concentra maggiormente sul lato ovest per due motivi: innanzitutto perché c’è lo sbocco sul mare, e poi perché nella zona centro-orientale c'è il deserto. Nonostante per tutti noi il deserto significhi povertà, aridità e desolazione, quello Medio-Orientale non è così. Infatti in quest'area vi è un terzo della riserva di petrolio mondiale ed altrettanto gas naturale, da alcuni considerato come "il nuovo petrolio".

Le tubature per portare queste materie prime nell’occidente potrebbero circumnavigare tutta la penisola arabica per poi superare il canale di Suez, ma costerebbe troppo. Così si utilizza la linea retta: un "rubinetto" passante per la Siria che apre e chiude i rifornimenti all’Occidente. Nella prima guerra mondiale, quest'area che tocca l’odierna Turchia, Siria, Arabia Saudita e Nord Africa, viene divisa tra questi Paesi. In che modo? Grazie ad un patto top secret stipulato tra inglesi e francesi con le popolazioni locali. Ottengono l’appoggio delle masse tramite la promessa della "Grande Arabia", uno Stato che avrebbe dovuto comprendere tutti gli islamici dal Marocco alla Siria. Ma non è stato così.

Subito dopo la fine della guerra, francesi e inglesi colonizzano quei paesi, sfruttando le risorse prime e portandole in occidente. Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, questi Stati si liberano dalla presenza delle potenze straniere. Queste ultime, però, prima di andarsene creano un altro Stato: Israele. Tale decisione è osteggiata dalle realtà confinanti che, infatti, lo attaccano.

Nel frattempo si diffonde una nuova ideologia: il baathismo. Si tratta di un movimento laico-socialista, che ha l’obiettivo di riformare la "Grande Arabia".

In Siria, dopo aver nazionalizzato il petrolio, Hafiz Al Assad prende il potere, ed è un esponente del partito baat del paese. In Iraq, Saddam Hussein - anch’egli baathista - diventa capo di Stato.

Le due posizioni però non convergono e, in Medio Oriente, i paesi vicini tendono a stare con la Siria o con l’Iraq.

Hafiz Al Assad fa parte della classe dirigente, per la maggior parte sciita. Questi ultimi, però, rappresentano appena il 13% della nazione e i sunniti, maggioranza al 70%, protestano nei confronti di Al Assad. Questi reprime nel sangue le insurrezioni, cancella l’opposizione e imprigiona migliaia di manifestanti.

Dopo il padre, sale al potere il figlio Al Assad: inizialmente porta internet, compaiono le opposizioni e libera i prigionieri, ma la situazione precipita presto con le insurrezioni guidate dalla cosiddetta "Primavera Araba", un movimento degli ultimi anni 10 del 2000, che porta profumo di democrazia.

Al Assad reprime nel sangue queste manifestazioni, portando il paese in una vera e propria guerra civile. Gli schieramenti, ancora una volta, dipendono dalla profonda divisione tra sciiti e sunniti. Da una parte il governo del leader laico e sciita, alleato dei russi - storici amici della Siria - e dell’Iran. Dall’altra parte i sunniti si dividono in ulteriori fazioni: la cosiddetta opposizione composta dall’esercito FSA che combatte per abbattere il regime di Assad, anti-democratico e anti-progressista. Questo schieramento è supportato da americani, francesi, inglesi e turchi.

Il terzo incomodo è la fazione dei sunniti radicali, quella composta da Al Qaeda e dallo Stato Islamico, che punta a prendere il controllo di tutto il territorio ed è noto per la sua crudeltà.

Uno schieramento a parte che combatte con quest’ultimo è quello del popolo curdo, attaccato da tutti i popoli adiacenti.

La guerra civile siriana è segno di un’instabilità territoriale che caratterizza il Medio Oriente da centinaia di anni. Il petrolio, il gas naturale e le posizioni strategiche sono solo pochi dei pretesti che stanno muovendo le strategie dei paesi più potenti del pianeta.

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