Nelle sale cinematografiche statunitensi è approdato il 2 novembre 2016 il documentario su Satnam Singh Bhamara intitolato "One In A Billion". La storia si concentrata su Satnam, l'unico cestista indiano nella storia a riuscire ad approdare nella lega di Basket più conosciuta al mondo: l'NBA. Da qualche settimana Netflix,la piattaforma leader mondiale dello streaming legale, ha rilevato i diritti per la sua diffusione. Il documentario è diretto da Roman Gackowksi ed ha una durata di circa 60 minuti.

La recensione

Satnam è un adolescente di un piccolissimo paese indiano, nato e cresciuto da una famiglia di umili contadini.

Sin dalla tenera età i suoi amici e conoscenti sono strabiliati dalla sua imponente altezza, tanto da convincerne i genitori ad iscriverlo in una della scuole di pallacanestro della regione. Le sue doti fisiche sono impressionanti per un ragazzino di 9 anni, tutte le persone sono convinte che crescendo potrebbe addirittura ritagliarsi uno spazio importante nel panorama della pallacanestro mondiale. In India però il basket non gode di fama e popolarità: i giocatori di questo sport sono tutti semiprofessionisti e non percepiscono un salario che permette loro di vivere dignitosamente. Lo stesso Satnam confessa di non aver mai praticato la pallacanestro e di non conoscerne le regole, confondendolo in più occasioni con la pallavolo.

Viene comunque convinto a trasferirsi nell'accademia più importante dell'India, la Ludhiana Basketball Academy. Qui entra per la prima volta in contatto con coach ed allenamenti veri.

Le difficoltà per Satnam sono enormi e le soddisfazioni tardano ad arrivare. Segna pochissimi punti a partita non riuscendo mai ad imporre il suo gioco.

Le persone però credono nelle sue doti e lui sente di avere una responsabilità enorme di fronte alla sua gente. Le aspettative sono alte, Satnam ha tanti stimoli e sente la pressione addosso.

All'età di 14 anni continua a crescere in altezza ed un'importante accademia statunitense mette gli occhi su di lui: la IMG Academy.

L'India è un paese con poco più di 1 miliardo di abitanti, l'economia è in crescita e si stima che possa diventare uno dei colossi mondiali nel giro di una decina d'anni. In America fiutano l'affare: sanno che un giocatore simile potrebbe avere un effetto mediatico devastante. L'obiettivo è quello di rendere Satnam un modello per il suo paese, così come lo è stato Yao Ming in Cina. Prende così il largo l'idea di investire in India: un giocatore professionista indiano nell'Nba significherebbe diffondere uno sport su larga scala, aumentandone gli introiti.

Satnam, con il benestare della famiglia, si trasferisce così negli Stati Uniti. Qui si scontrerà con le difficoltà d'apprendimento della lingua inglese ed i duri allenamenti imposti dall'equipe di professionisti messi al suo servizio.

Occorreranno 5 anni di duro lavoro per permettergli di finire le superiori. La sua altezza in quel momento raggiunge i 2 metri e 20 centimetri ed il suo fisico nel frattempo è diventato come quello di un atleta.

Il momento sicuramente più emozionante di tutto il documentario arriva durante le celebrazioni dei Draft Nba, il popolare show dove le squadre americane decidono i giovani meritevoli di guadagnarsi una chance nel mondo del professionismo. Satnam viene scelto al secondo round dai Dallas Mavericks, il ragazzo scoppia in un pianto liberatorio e diventa così il primo indiano nella storia ad essere scritturato in Nba. E' lui il cosiddetto "uno su un miliardo".

Il documentario è piacevole e scorre in maniera fluida: in sequenza passano le immagini dei luoghi nativi di Satnam, così come quelle della sua vita americana.

Non mancano inoltre le interviste ad esperti del mondo della pallacanestro. Il prodotto è di ottimo livello e sicuramente merita una visione. Non ci resta che tenere sotto controllo questo ragazzo, che ad oggi, non ha ancora debuttato in Nba.

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