"Krepkiye sem'i" ovverosia "famiglie forti" nella principale lingua dell'Est Europa: questo è il punto base definito da Vyacheslav Volodin, il presidente della Duma, a riguardo della nuova "legge sugli schiaffi", che dovrebbe essere promulgata a breve in Russia. Il testo della nuova legge declassa le liti familiari da comportamenti punibili con una sanzione penale a semplici azioni giudiziarie private, in cui, se la vittima raccoglie prove sufficienti per denunciare l'abuso di percosse, può inchiodare il colpevole per una multa che va tra i 5.000 e i 30.000 rubli.

Conversione in euro? Dagli 80 fino ad un massimo di 470. La pena può essere convertita in un'arresto da 10-15 giorni o 60-120 ore di servizio civile. La violenza domestica quindi resterà un crimine punibile con 2 anni di carcere, solo nel caso in cui venga ripetuta più volte nello stesso anno o sia motivata da odio o teppismo.

Famiglie forti o uomo più forte?

Che i metodi di educazione russi fossero severi e discutibili era ampiamente noto, ma questo nuovo disegno raffigura l'uomo più come "tyrannus maximus" che come punto di riferimento del nucleo familiare: gli viene affidata praticamente carta bianca nel manovrare a proprio piacimento le cosiddette regole ferree della casa, con un'innalzo prevedibile di abuso più che si uso a fin di bene.

Il punto critico della questione è che si tratta di limitare l'intervento dello Stato all'interno di questioni private, come a sottolineare "ciò che accade in famiglia, resta in famiglia" e viene fuori solo in caso di denuncia aperta. Incredibile? Non proprio, stando al VTsIOM, ossia il centro di ricerca dell'opinione pubblica russa, per il quale il 19% della popolazione pensa che picchiare i propri cari sia "accettabile".

Considerato che il 40% dei crimini violenti nella madrepatria dell'Est avviene tra le pareti domestiche, rende ancora più scandalosa l'approvazione di un simile decreto, ormai visto agli occhi dell'Europa occidentale come una chiara violazione dei diritti umani.

Quale 25 Novembre?

In questo caso non sia tratta più di liberare solamente il sentimento compulsivo, ma di lasciare in totale vulnerabilità la parte "debole" della famiglia, in particolare la moglie e i figli.

Il vincolo del matrimonio, basato sulla protezione e l'impegno reciproco, si riduce un mero inganno in cui il soggetto più esposto perde notevolmente di valore e considerazione. Ma questo è un punto di vista occidentale, che rende difficile la totale comprensione del problema sorto: certo è comunque, che notizie del genere, somigliano a un pomodoro tirato alle campagne contro questo tipo di reato estendibile anche alla violenza sulle donne.

25 Novembre? Forse la Russia in questo senso potrebbe diventare un'esempio per rafforzare le convinzioni dell'Europa Occidentale oppure per dare una nuova idea. Nuova però non è sinonimo di migliore. Alla faccia della famiglia forte.

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