Tutti fermi, nel vero senso della parola. Milano, Torino e Roma sono le città bloccate dallo sciopero dei tassisti che stanno protestando contro l'app Uber e l'emendamento Lanzillotta presente nel decreto Milleproroghe, reo di favorire il "car sharing" e gli Ncc (Noleggi con conducente). Ma per cosa si sta effettivamente protestando? Ed è davvero così sbagliato questo sciopero?

Cosa prevedono le norme "anti-abusivi"

L'emendamento che fa infuriare i tassisti, approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato a prima firma della senatrice del Pd Linda Lanzillotta, rimanderebbe di un altro anno alcune norme che dovrebbero regolarizzare il servizio degli Ncc e di Uber - tra le misure presenti vi è quella che obbligherebbe il conducente a far ritorno nella rimessa dopo la corsa - tutto ciò, a detta delle associazioni di categoria, "favorirebbe gli abusivi".

Tra gli altri obblighi previsti nella norma ci sarebbero: il divieto di sostare in posteggi su suolo pubblico nei comuni in cui sia già attivo il servizio di Taxi, l'obbligatorietà delle prenotazioni in rimessa e non via telefono o app. Va detto che alcune di queste norme potrebbero risultare di difficile applicazione: possiamo davvero pretendere che un conducente chiamato a fare, in una giornata, più viaggi fuori dal proprio comune, debba obbligatoriamente far ritorno nel proprio garage?

Sciopero si, sciopero no

Che in Italia il mezzo più efficace per accelerare i tempi di confronto coi politici sia il blocco del traffico è risaputo, infatti: il dibattito con il ministro Del Rio avverrà martedì (cruciale anche il fatto che a Milano il giorno dopo cominci la settimana della moda). C'è chi però non è d'accordo con questo sciopero: Loreno Bittarelli, presidente Uri (Unione radiotaxi italiani), ha dichiarato che questa iniziativa produce "danni enormi alla categoria" e che così facendo "si regalano quasi 8 milioni di euro proprio ad Uber", poiché moltissimi utenti si stanno proprio rivolgendo a coloro contro i quali si sta protestando".

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Politica

Tralasciando gli scontri, i saluti romani e i tirapugni che stanno focalizzando l'attenzione; lo sciopero ha riportato alla luce il fatto che nel nostro paese si preferisca rimandare ogni volta questioni scomode - 25 anni per decidere se applicare o meno queste norme, sembra assurdo ed esagerato - piuttosto che affrontarle subito e/o magari riconoscere di aver commesso un errore nella stesura; inoltre bisogna cominciare a chiedersi se davvero vale la pena gioire sempre e comunque per un servizio a basso costo e al risparmio.

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