Nel terrore. Ecco come viviamo quotidianamente, ormai.

Terrore nel salire su un autobus. Terrore nel prendere la metropolitana, un treno, un aereo. Terrore nel passeggiare per strada.

Dal 2001, la popolazione mondiale vive con la paura che, da un momento all'altro, qualcuno possa spararti addosso, che una bomba possa esploderti di fianco. Dal 2001, guardiamo tutti con sospetto, fidandoci poco degli sconosciuti.

E come darci torto? Non si parla di paure fittizie, di fobie casuali: qui si parla di attentati, di quel terrore che ti impedisce di camminare, che ti fa guardare a destra e sinistra per la strada. E certo non è solo una paura del 2001, un residuo dell'11 settembre. È una paura che accresce dopo ogni notizia al tg, dopo ogni Edizione Straordinaria. Perché, ormai, dall'11 settembre, qualsiasi interruzione del normale palinsesto televisivo vuol dire morte, vuole dire strage, vuole dire sangue.

L'Edizione straordinaria vuole dire paura.

Parigi 13 novembre 2015

21:20 - Prima esplosione allo Stade de France.

21:25 - Sparatoria ai ristoranti Le Carillon e Le Petit Combodge.

21:30 - Seconda esplosione allo Stade de France.

21:32 - Sparatoria nei pressi del Café Bonne Bière e Casa Nostra.

21:36 - Sparatoria al ristorante La Belle Equipe.

21:40 - Strage al Bataclan.

Vittime: 130.

Feriti: 368.

Nizza 14 luglio 2016

Un autocarro si scaglia ad alta velocità sulla folla , investendo centinaia di persone e provocando il panico, percorrendo l'area pedonale a zigzag per provocare un maggior numero di vittime.

Vittime: 84.

Feriti: 112.

San Pietroburgo

Quello di oggi non è che l'ultimo di una lunga serie di stragi, di attacchi terroristici. 14 morti e 47 feriti.

Due stazioni della linea blu invase dal fumo dopo lo scoppio di un ordigno riempito di frammenti di proiettili, mentre vicino a Piazza della Rivoluzione ne è stato trovato un altro inesploso, nascosto dietro un estintore.

È il terrore nel quale viviamo. È il non poter più alzare il capo per vedere dei fuochi d'artificio.

È il non poter più andare a vedere un concerto o mangiare in un ristorante. È il non poter più prendere la metropolitana per andare a lavoro o tornare a casa. Ci hanno braccato. Ci accerchiano, pronti ad ucciderci come dei topi in gabbia; ma ci avranno veramente distrutti solo quando decideremo di non uscire più di casa. Si deve continuare a vivere, forse stando più attenti del solito, ma si deve continuare a vivere.

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