Aspettando i fuochi d'artificio di Suning, la conferenza stampa di mister Spalletti, prevista per le ore 12 di oggi, sarà il primo punto focale della nuova stagione a tinte nerazzurre. Da tifosi vorremmo parlare d'altro visto e considerato che l'unica nota positiva di una stagione fallimentare è stata lo scudetto della squadra primavera. La realtà però ci mette dinanzi ad un dato di fatto oggettivo: toccato il fondo bisogna ripartire. Molti di noi si chiederanno, lecitamente, in che modo, con quali acquisti, con quali mosse tattiche. Fino ad ora l'unica certezza che abbiamo è appunto l'ingaggio del mister di Certaldo che ci illustrerà la sua "to do list".

In questa spasmodica attesa a noi non resta che sognare. Sia ben chiaro, il primo mattoncino da piazzare in casa Inter quest'anno dovrà essere la chiarezza. La sua mancanza infatti, secondo il nostro modesto parere, è stata la causa principe della debacle. Ci si aspettava sicuramente qualcosa di diverso, si volava, dopo i primi risultati positivi ottenuti con Pioli, si camminava allo stesso ritmo delle prime della classe. Ma l'Inter è e deve tornare ad essere tra le prime della classe perché merita, non solo storicamente ma anche per la sua stessa filosofia calcistica, di stare ai piani alti. Quei sorrisi nerazzurri mancano ormai da molti anni, forse troppi, e ripartire, dal punto di vista del tifoso, diventa un obbligo, forse un imperativo morale al quale l'intero gruppo dirigenziale, dalla proprietà al nuovo staff tecnico, non può sottrarsi.

Allora non servono faville di mercato, non bisogna scatenare i botti per rispondere ai cugini o per far un dispetto all'innominabile rivale torinese; bisogna semplicemente cambiare strategia, bisogna investire sui quei ragazzi indomabili guidati da mister Vecchi che tanto bene hanno fatto. Valorizzare deve essere il leit motiv di questa nuova stagione. Lì ci sono i nuovi pilastri e le basi per le vittorie future. Ovviamente questo dovrà essere, per forza di cose, un processo lento e graduale; bisognerà agire con la dovuta cautela, magari ispirandosi al modello delle "cantere" spagnole, per non bruciare quei talenti che promettono un raccolto fruttuoso. Il discorso non si allontana tanto da quella logica contadina della cura e della perseveranza.

Poi sarà inevitabile anche qualche innesto di mercato. Anche qui però è necessario muoversi con la dovuta prudenza facendo molta attenzione alle reali esigenze tecniche di una squadra che dopo sette anni dalle glorie del triplete è ancora in fieri. Aspettiamo le mosse, quelle giuste.