Se Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrein avessero interrotto i rapporti diplomatici con il Qatar perché ha tifato per la Juventus nella finale di Champions League, sarebbero stati molto più credibili. Ma l’accusa ufficiale che la coalizione a guida saudita (sostenuta da Donald Trump) lancia contro l’emirato del Qatar è quella di “finanziare il terrorismo islamico”. In realtà, le ragioni di queste tensioni hanno radici più oscure e profonde che si intrecciano in una confuso groviglio impossibile da sbrogliare in poche righe.

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Tuttavia, nelle ultime ore si sono aggiunti altri componenti alla fazione anti-Qatar, vale a dire lo Yemen e le Maldive. Trump sostiene che isolare il Qatar è fondamentale per sconfiggere il terrorismo; inoltre, questa escalation diplomatica nel Golfo avviene in contemporanea all’assalto finale di al-Raqqa (capitale del sedicente Stato Islamico) condotto dalle milizie curde-siriane.

'Il figlio non riconosciuto' dell'Occidente

Qualcuno dovrebbe ricordare a Trump che il terrorismo islamista è certamente figlio di una radicalizzazione e deformazione del credo islamico, ma i figli hanno sempre due genitori.

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Se la madre è la religione (strumentalizzata), il padre è l’Occidente che ha giustificato la destabilizzazione della Libia di Gheddafi nel 2011 (dove non può certo dirsi essere stata “ristabilita la pace”), la guerra in Iraq del 2003 (definita “un errore” dall’ex Primo ministro Tony Blair), la guerra in Afghanistan iniziata nel 2001 e mai conclusa (in totale violazione dell’art.51 della Carta delle Nazioni Unite, concernente la “legittima difesa”), gli insediamenti di colonie israeliane nei territori palestinesi (condotta in contrasto con l'art.8 dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale; inoltre, dichiarate “illegali” dalla Corte internazionale di giustizia, perché violano l’art.49 della Quarta Convenzione di Ginevra; si aggiungono le ) e tanto altro ancora.

La fine della guerra

Tuttavia, ciò che sta accadendo in Siria oggi, non è diverso dalla Germania del ’45; in Siria, forze momentaneamente alleate combattono il nemico comune, ossia i jihadisti dell’ISIS, non tanto dissimili dai nazisti. Probabilmente siamo agli ultimi fuochi in Siria ed è arrivato il momento che le forze in campo si dividano il bottino di guerra. Il primo a pagarne le conseguenze è il Qatar, contro cui sta per essere sganciata una virtuale “bomba atomica” per far tremare e tacere l’Iran.

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