La nuova proposta presentata qualche giorno fa alla Commissione Lavoro della Camera da M5S e Lega mira a ricalcolare con il metodo contributivo le Pensioni con trattamento superiore a 4.500 euro mensili, modificando verso l'alto il tetto precedentemente proposto in estate di 4.000 Euro. Tale proposta si pone l'obiettivo di ricalcolare la quota retributiva delle pensioni e dei vitalizi di importo complessivo pari o superiore alla soglia di 90.000 euro lordi annui, applicando il solo metodo contributivo.

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In altri termini, la proposta mira a quantificare le pensioni in un rapporto tra quanto percepito e quanto effettivamente versato durante gli anni di effettivo "lavoro".

Non tutte le pensioni d'oro sono uguali

Ad una prima analisi della proposta di legge presentata [VIDEO], bisogna innanzitutto tenere in considerazione che il testo normativo così come presentato rischia di creare un vero e proprio effetto ghigliottina su tutte le pensioni sopra 4.500 euro, senza tenere in considerazione le opportune diversificazioni sia nella natura dell'indennità previdenziale (pensione o vitalizio) sia nella tipologia di impiego svolto dal pensionato negli anni di attività lavorativa.

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/taglio-alle-pensioni-doro-ecco-perche-non-si-puo-parlare-di-uningiustizia/
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A questo riguardo, occorre far presente che nel novero delle pensioni d'oro rientrano sia quelle pensioni e/o vitalizi di esponenti politici o di persone che hanno avuto incarichi, anche dirigenziali, a tempo determinato e che per meccanismi, anche eccessivamente premiali, si sono visti riconoscere laute pensioni; sia, però, tanti dipendenti della Pubblica Amministrazione o delle Imprese che hanno lavorato per oltre 40 anni ininterrottamente, hanno sempre versato i contributi, hanno fatto carriera e sono andati in pensione con un riconoscimento pensionistico frutto dei sacrifici lavorativi ed economici.

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Sicché, è opportuno che in sede di discussione della proposta di legge si tenga conto di queste sostanziose differenze. Bisogna anche tenere in considerazione il fatto che in molti casi, conti alla mano, ci potrebbe essere il rischio che se si applicasse il solo metodo contributivo a tutti gli ex dipendenti pubblici che hanno assunto anche incarichi dirigenziali per molti anni e hanno versato contributi sin dall'età di 18/20 anni, possano essere calcolati importi pensionistici ben superiori a quelli attualmente erogati con il sistema misto retributivo-contributivo.

Possibili profili di incostituzionalità della proposta di legge

Infine, è bene osservare che non correttamente adeguata e ben articolata, la proposta di legge in esame alla Commissione Lavoro della Camera rischia di generare una legge incostituzionale sotto almeno due profili: quello dell'uguaglianza sostanziale e quello del legittimo affidamento (meglio conosciuto dalla cronaca come i c.d. diritti quesiti).

Con riferimento al profilo egualitario, bisogna ricordare che una buona legge deve assicurare sia l'uguaglianza formale (ad es.: tutti sono uguali davanti alla legge) sia l'uguaglianza sostanziale (a casi diversi si deve applicare una disciplina diversa e pertinente).

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Invece, il rischio di una ghigliottina senza alcuna diversificazione di sorta è dietro l'angolo.

Per quanto riguarda il legittimo affidamento, o i diritti quesiti, va tenuto in considerazione che non si possono intaccare posizioni già definite e cristallizzate che non siano state rese tali da comportamenti fraudolenti del destinatario. In altre parole, se il beneficiario del trattamento pensionistico lo ha percepito in buona fede per più di 5 anni, non può essergli opposta nessuna modificazione di quel trattamento ad effetto retroattivo.

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