La Juventus batte 2 a 0 la Roma e ritrova il terzo posto in classifica, confermando un buono stato di forma e ritrovando una mentalità vincente che dopo nove anni di vittorie non dovrebbe più sorprendere ma che, invece, continua a stupire tutti: tifosi, giornalisti e avversari. I nove anni passati, pieni di vittorie, dovrebbero portare a parlare della solita Juve e, invece, la partita contro la Roma rappresenta un qualcosa di nuovo per il ciclo targato Pirlo.

Il progetto di una bella Juve targato Sarri e Pirlo

Per capire la sorpresa Juve dopo la partita di sabato 6 febbraio sulla Roma bisogna partire da quanto accaduto due estati fa: dopo otto anni di vittorie basate su forza difensiva, impenetrabilità e cinismo, Andrea Agnelli decide che è arrivato il momento di cambiare, non gli basta più vincere, vuole iniziare a vedere una Juve che unisca risultati e bel gioco.

L'allenatore perfetto a tal proposito sembrava proprio quell'allenatore che con il bel gioco aveva fatto innamorare non una sola città, Napoli, ma un intera nazione: Maurizio Sarri. Quest'ultimo viene chiamato da Agnelli per portare a Torino quel suo calcio spumeggiante ed unirlo a quella fame di vittorie che ha sempre contraddistinto la società piemontese. Dopo un anno e una stagione tra alti e bassi, Sarri riesce a vincere lo scudetto ma non a generare quel salto di qualità chiesto dal presidente. Nonostante il nono scudetto consecutivo per la squadra bianconera, per una società mai sazia di vittorie non è più sufficiente vincere e, trascorso appena un anno, Agnelli decide di dichiarare finito il "ciclo" Sarri e ripartire da una sorpresa: Andrea Pirlo.

Il calcio propositivo di Andrea Pirlo

Agnelli si innamora subito delle idee del giovane allenatore bresciano, ex giocatore della società bianconera che ha avuto un ruolo fondamentale nel portare la Juve in alto dopo la serie B e le pessime stagioni pre Antonio Conte. Dopo l'esonero di Sarri, basta qualche ora ad Agnelli per decidere di mettere Pirlo sulla panchina della prima squadra e quando un presidente così vincente prende una decisione così netta non lo fa mai senza motivo. Pirlo vuole un calcio offensivo, una squadra che sappia tenere palla, farla girare, che sappia fare la partita e stare nella metà campo avversaria, vuole imporre il proprio gioco e non aspettare le squadre avversarie: esattamente quello che desidera lo stesso presidente Agnelli.

La prima Juve di Pirlo

I primi mesi della Juve targata Pirlo sono esattamente la rappresentazione concreta delle idee del suo allenatore: una Juve iper-offensiva, molto attenta alla fase d'attacco e poco a quella di difesa, bella da vedere, concreta davanti ma penetrabile, troppo penetrabile dietro. Le idee di Pirlo si vedono subito, ma i primi mesi sono caratterizzati da buone prestazioni alternate a brutte partite e risultati inaccettabili per una squadra che vuole continuare a vincere: i pareggi di Crotone e Benevento, ma, soprattutto, le sconfitte con Fiorentina e Inter. Sconfitte che, però, permettono alla squadra e, soprattutto al suo allenatore, di migliorare ed imparare che a volte bisogna anche cambiare modo di affrontare le sfide e adattarsi agli avversari.

Ed è bastato poco a Pirlo per imparare la lezione.

Una Juve stile Allegri

E proprio quando la Juve aveva abituato tutti a vedere una squadra vogliosa di imporre il proprio gioco contro le piccole ma anche le grandi squadre, proprio quando i tifosi si erano rassegnati a non vedere più quella Juve dove "vincere è l'unica cosa che conta" ecco che Pirlo decide di stupire tutti. Le partite di Coppa Italia contro l'Inter e quella di campionato contro la Roma sono un ritorno al passato: un passato dove la Juve era la migliore difesa del campionato, dove la prima cosa era essere compatti dietro, non prendere gol e non concedere nulla all'avversario, che poi davanti i campioni un gol l'avrebbero fatto.

Per questo, naturalmente, fondamentale è stato il ritorno ad alti livelli di Giorgio Chiellini che ha riportato i tifosi juventini a rivedere sabato 6 febbraio quella Juve stile Allegri che pensavano di non vedere più e che, invece, dopo averla in passato tanto criticata, sembra essere agli occhi bianconeri un sollievo e un piacere ritrovare. Una Juve compatta nella fase difensiva, che concede poco o nulla agli avversari e pronta a ripartire e sfruttare le poche occasioni a disposizione. Una Juve forse meno bella ma concreta ed efficace.