Secondo giorno di confronto a Bruxelles, e tutti aspettano di capire come si porrà la UE nei confronti della manovra italiana. Il nostro premier, Matteo Renzi, è in prima fila, e non risparmia commenti ed osservazioni. Al trapelare di qualche perplessità - espressa dalla UE- sulla manovra di cui è artefice. Il premier replica immediatamente ai microfoni di RTL 102.5: "Una lettera? Sarà la solita richiesta di chiarimenti e dettagli.

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Ma in sostanza, non cambia nulla. La manovra non si tocca".

Difende a spada tratta la "sua" manovra di bilancio, Renzi, sottolineandone puntualmente i lati - a suo giudizio - positivi, e che la rendono in un certo qual modo inattaccabile.

Sanità e tasse più basse, con l'addio a Equitalia

Si fa forte dei punti cardine della manovra, Renzi, che definisce la proposta con il "deficit più basso degli ultimi 10 anni". E snocciola ad uno ad uno i concetti performanti: 2 miliardi in più stanziati per la sanità, che - ci tiene a precisare - non sono né di destra né di sinistra, ma vanno a sostenere le vaccinazioni, i farmaci oncologici, l'epatite C (giusto per fare qualche esempio).

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E poi, incalza, l'abbassamento delle imposizioni fiscali per le imprese, nel tentativo di rilanciare l'economia ancora (troppo) stagnante, non rivitalizzata come ci si aspettava dal Job act.

E che dire di Equitalia? Cronaca di un addio annunciato, per uno degli Enti incubo di ogni cittadino: le tasse vanno pagate, questo si, ma è impensabile - sottolinea il premier - che uno stato pensi di fare cassa applicando interessi e more sui crediti che vanta.

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Matteo Renzi

Si fa garantista, Renzi, consapevole che - a parte alcuni casi conclamati - gli italiani fanno fatica a pagare tasse imposte con percentuali vertiginose.

Le risposte vanno date agli italiani, non alla UE

Questo è un concetto che il premier sottolinea fortemente: se la UE chiederà chiarimenti, saranno certamente forniti, ma la vera risposta va data agli italiani, che hanno bisogno di un segnale "forte", in grado di ridare slancio e fiducia.

Indugia anche sul Referendum, lamentando una "impari" condicio: le ragioni del no, in Tv, si trovano più facilmente rispetto a quelle che invitano al si; e gongola per la decisione del TAR, che ha respinto (ma solo per la presentazione a "sede impropria") il ricorso presentato da M5S e Sinistra Italiana.

E le perplessità (qualcuna anche forte) che la UE ha già espresso sulla manovra di bilancio italiana?

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Renzi si fa scudo anche dei risultati ottenuti nell'ultimo incontro con Obama. Condivisione totale delle linee guida: ci vuole coraggio e non paura, bisogna rincorrere la crescita e non l'austerity. È questo che Renzi si auspica faccia anche la UE, troppo ripiegata su se stessa e - soprattutto - con ogni Stato membro troppo impegnato a difendere il proprio orticello.

Per intanto, niente incontro bilaterale con Juncker, per discutere della manovra, a latere del vertice.

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