Giornata piena di tensione ieri in Spagna. In rapida successione il parlamento catalano approva l'indipendenza emersa dal referendum e Rajoy, con il consiglio dei ministri spagnolo, scioglie lo stesso parlamento, destituendo tutte le cariche catalane (anche i rappresentanti della catalogna all'estero) ed indice nuove elezioni in Catalogna per il 21 dicembre.

Lo scontro frontale

Già nei giorni precedenti il governo spagnolo aveva messo in atto chiare misure coercitive verso la Catalogna (assumendo ad esempio il comando dei Mossos, la polizia catalana) ed alle richieste del presidente catalano Puigdemont di aprire una trattativa e guadagnare tempo era stato risposto picche.

Anche Re Felipe, da Oviedo, aveva attaccato Barcellona parlando di "inaccettabile secessione". A questo punto il presidente catalano Carles Puigdemont, come un pugile chiuso nell'angolo, ha tentato l'attacco finale, portando il parlamento catalano ad approvare l'indipendenza ed ecco, il dado è tratto. Difficile immaginare uno svolgimento diverso di questi ultimi giorni: se dovevano essere fatti dei passi diversi si doveva percorrerli prima di arrivare a questo scontro diretto.

Fra due diverse posizioni, di solito è il più forte a dettare le regole della trattativa. Rajoy ha sbagliato, e pesantemente, a sottovalutare le prese di posizione catalane escludendo a priori ogni trattativa prima del voto referendario del 1° ottobre (che la Spagna ritiene illegittimo e che, secondo lui, non sarebbe avvenuto) e, nonostante le telefonate di vari leader europei che lo invitavano a non proseguire nella pericolosa escalation e rifiutando la mediazione offerta da Podemos, ha proseguito nella strada intrapresa sino ai pesanti interventi della Guardia Civil durante la giornata referendaria, che hanno mostrato un antipasto di cosa potrebbe accadere in futuro agli spagnoli catalani.

Ora

i giorni che ci separano dalle elezioni catalane del 21 dicembre non saranno di semplice gestione per nessuna delle parti. Di fatto poi questa tornata elettorale potrebbe trasformarsi, per Rajoy, in un autentico disastro, qualora il voto popolare, questa volta valido e legittimo, si trasformasse in un plebiscito delle idee indipendentiste.

Chi rischia di uscire con le ossa rotte da questa nuova consultazione europea è il PSOE che, con l'aiuto esterno, ha di fatto avallato ogni posizione decisa da Rajoy. Dall'esito di questa vicenda dipendono le sorti di molte questioni indipendentiste, poste sullo scacchiere europeo ed al momento sopite. Dai Paesi Baschi e Galizia della stessa Spagna alla Scozia, All'Irlanda, alla Francia, all'Italia ed altre.

Auguriamoci tutti che la diplomazia, la politica e la trattativa abbiano il sopravvento su chi alita le fiamme dello scontro frontale. Di sangue, in Europa, ne abbiamo già visto troppo.

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