La complicata situazione fra Madrid e Barcellona non accenna ad allentarsi. Infatti, il giudice dell'Audiencia Nacional, Carmen Lamela, ha convocato sia Carles Puigdemont, ormai presidente destituito e tutti i membri della sua amministrazione indagati per ribellione e sedizione, al fine di interrogarli nelle giornate di giovedì 2 e venerdì 3 novembre 2017. Come se non bastasse, il giudice ha imposto loro di versare entro tre giorni una garanzia di circa sei milioni di euro - peraltro già chiesta dallo Stato spagnolo - pena il pignoramento dei beni.

Una decisione, questa, successiva a quella operata dalla Corte costituzionale madrilena. Siffatta decisione concerne la conferma della sospensione della dichiarazione d'indipendenza, proclamata lo scorso venerdì nell'aula del Parlamento catalano, prima di una sentenza definitiva.

La decisione prevista

La decisione della Corte madrilena non sorprende affatto: sin dall'inizio, infatti, essa ha accolto i ricorsi presentati da quanti erano contrari alla proclamazione della nuova Repubblica catalana indipendente.

Nel frattempo, Rajoy convoca nuovamente il consiglio straordinario dei ministri, i cui punti all'ordine del giorno sono: la preparazione delle elezioni indette per il 21 dicembre 2017 e la risposta alle parole che il presidente catalano destituito Puigdemont pronuncerà da Bruxelles, dove si è rifugiato insieme ad alcuni colleghi del suo governo.

Utile o inutile l'indipendenza catalana?

Dopo la dichiarazione di indipendenza e la successiva nascita di una Repubblica che, in realtà, non è mai nata, il governo madrileno, nella persona del premier Rajoy ha applicato l'articolo 155 della Costituzione, in seguito al quale si avvia il commissariamento della regione catalana.

Ciò significa che Madrid accentrerà nelle proprie mani la direzione della principali istituzioni della catalogna (Parlamento, polizia, televisione), senza privarla completamente della sua autonomia.

L'inutilità dell'indipendenza catalana potrebbe essere data dal fatto che la Costituzione non permette alle Regioni di proclamare un'indipendenza unilaterale.

Ne consegue, allora, che le azioni di Puigdemont siano state illecite, sebbene continui ad impiegare concetti come "democrazia" e "sovranità".

Bisogna anche prendere in considerazione il dato importante che la stessa popolazione si scinde in due parti antitetiche: da un lato gli indipendentisti, dall'altro coloro che desiderano restare spagnoli.

Il secondo motivo, per il quale l'indipendenza catalana potrebbe risultare pressoché inutile, riguarda il suddetto articolo 155 della Costituzione che ha nefaste ripercussione sull'amministrazione catalana che passa direttamente nelle mani di Madrid. E questo fino a quando la Catalogna non decide di "rinsavire" e tornare sui propri passi.

L'inutile di tale indipendenza può anche essere letta in chiave strettamente giudiziaria: essendo una vicenda a cui la Corte spagnola è tutt'altro che indifferente, la stessa potrebbe procedere (come, di fatto, è avvenuto) con una sospensione (o annullamento) dell'indipendenza appena proclamata.

Infine, l'indipendenza catalana ha come conseguenza immediata l'isolamento internazionale, dal momento che l'Unione Europea, come anche l'ONU, hanno espresso la volontà di non riconoscere una Catalogna indipendente dalla Spagna: obiettivo primario è il mantenimento dell'unità, quale si legge nella Costituzione.

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