Alcuni commentatori hanno già definito quello appena trascorso il ‘mercoledì nero di Renzi. Sulla testa del segretario del Pd, infatti, sono cadute le due tegole dell’annuncio, dato quasi all’unisono, dell’abbandono della vita politica (forse momentaneo) di Giuliano pisapia e di Angelino alfano. Il passo indietro annunciato dal fondatore di Campo Progressista e dall’ormai ex capo di Ncd prima e Area Popolare poi, ha praticamente fatto evaporare il progetto di un “campo largo di centrosinistra” che la dirigenza Dem aveva in mente di mettere in piedi in vista delle prossime elezioni, anche per contrastare l’emergente forza elettorale di della sinistra di Liberi e Uguali rappresentata da Pietro Grasso.

Chi resta con Renzi?

Al momento, dunque, gli unici alleati che dovrebbero restare con il Pd di Renzi, ma il condizionale è d’obbligo in questo clima di addio alle armi, sarebbero l’ala centrista del dissolto Campo Progressista, ovvero il Centro Democratico di Bruno Tabacci, il Partito Socialista Italiano del sottosegretario Riccardo Nencini, quello che resta dei Verdi, la fu Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Al momento in cui scriviamo anche i Radicali Italiani di Emma Bonino (da non confondere con il Partito Radicale di Rita Bernardini) hanno chiuso la porta ad un accordo col Nazareno. Infine, il partito di Renzi spera di portare a casa almeno uno strapuntino con una cosiddetta ‘lista di sinistra’ formata da personaggi rimasti senza casa come Massimo Zedda, Massimiliano Smeriglio, Luciano Uras e Dario Stefano.

Le ultime parole di Pisapia

“Ci abbiamo provato per molti mesi a costruire un centrosinistra in grado di battere destre e populisti. Oggi dobbiamo prendere atto che non siamo riusciti nel nostro intento”. Con queste meste parole, contenute in un laconico comunicato emesso il 6 novembre, Giuliano Pisapia mette fine all’esperienza, in realtà poco gloriosa, di Campo Progressista.

Motivo della rottura dell’ex sindaco di Milano sarebbe la decisione di mettere da parte la legge sullo ius soli. Il movimento nato con l’ambiziosa idea di federare un nuovo centrosinistra, chiude dunque i battenti nel modo peggiore: l’abbandono del capo e una ennesima scissione. L’anima centrista dei pisapiani, quel Centro Democratico del già citato Tabacci, prova a resistere tentando di formare, questo dicono le cronache in continua metamorfosi, una lista civetta del Pd insieme a Psi, Verdi e Italia dei Valori, per strappare forse qualche seggio per i capi.

L’ala dei pisapiani di sinistra, invece, formata da ex Sel come Laura Boldrini, Marco Furfaro, Filiberto Zaratti e Ciccio Ferrara, è pronta a fare il suo ingresso nei Liberi e Uguali.

L’addio di Alfano a Porta a Porta

A sancire la beata solitudine del Pd nella prossima campagna elettorale è stato poi, con un colpo di teatro degno di Shakespeare, l’ormai ex leader di Area Popolare, Angelino Alfano. L’ancora ministro degli Esteri, dopo dieci ani passati sulle poltrone di tutti i palazzi del potere, ha scelto gli studi televisivi di Porta a Porta, la cosiddetta ‘terza Camera’, per gettare la spugna. “Ho scelto di non ricandidarmi in parlamento - queste le sue parole esatte - dal 5 di marzo, se si voterà il 4, non sarò né ministro né deputato”.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso di Renzi e Alfano sarebbe la decisione del Pd di calendarizzare in parlamento la legge sul biotestamento, dimostrazione che anche sui temi etici gli ormai ex alleati del Pd, Pisapia e Alfano, viaggiavano su binari separati.

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