Il puzzle delle alleanze di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 4 marzo si fa sempre più complicato da comporre. Se sembra scontato l’accordo tra il Pd di Matteo Renzi e la lista Insieme (formata da Verdi, Socialisti e alcuni sconosciuti esponenti ex prodiani), per il resto non ci sono certezze. È di ieri la notizia, clamorosa, dell’unione tra i Radicali di Emma Bonino e l’ex Dc Bruno Tabacci il quale, con la sua lista Centro Democratico (già presente in parlamento) eviterà a quella della Bonino, +Europa, di raccogliere le firme.

Ma, nonostante il soccorso ‘bianco’, l’alleanza degli eredi di Pannella con i renziani non è ancora scontata. Risoluta a trovare un apparentamento con i Dem è, invece, l’ex berlusconiana e alfaniana, Beatrice Lorenzin che, insieme a tale Lorenzo Dellai (attualmente proprio in Centro Democratico), punta a correre verso le urne con il simbolo della Margherita, il partito dei democristiani di sinistra che fu di Francesco Rutelli, poi confluito insieme ai DS nel Partito Democratico. Rutelli ha posto il veto sull’operazione Margherita architettata dalla Lorenzin. Ma perché personaggi dalla storia politica così agli antipodi dovrebbero diventare alleati? Andiamo a scoprire le loro storie.

Emma Bonino, la radicale berlusconiana e di sinistra

Emma Bonino viene descritta da Marco Travaglio, nel suo consueto editoriale pubblicato sul Fatto Quotidiano di oggi, come una “antidemocristiana, anticomunista, ultraliberista, laicista, abortista, eutanansista”. Per questo l’alleanza stretta col democristiano a vita Tabacci sembra “clownesca” secondo Travaglio, che accusa la storica esponente radicale di aver “deciso di rinunciare a quel minimo di reputazione e serietà fin qui conservato”.

La sua esperienza parlamentare comincia nel 1976, proseguendo per ben 8 legislature in Italia, intervallate da 3 in Europa. Nel 1994 viene eletta nelle liste della neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi con il quale restò alleata per ben 12 anni, fino al 2006. A quel punto, con l’avvento di Romano Prodi, con un tuffo carpiato la Bonino passa al centrosinistra.

Le ‘poltrone’ da lei collezionate sono infinite: deputato, senatore, europarlamentare, commissario Ue, vice presidente di Palazzo Madama, ministro degli Affari europei nel Prodi 1, ministro degli Esteri del governo Letta nel 2013. E poi, candidata non eletta alla presidenza della Repubblica, del Consiglio dei ministri, della Camera, delle regioni Piemonte e Lazio.

Bruno Tabacci, il democristiano a vita

Alla luce di quanto scritto sopra, ancora non si capisce che cosa abbia spinto Bruno Tabacci (oltre all’odore della poltrona) ad aver prestato il simbolo del suo Centro Democratico ai radicali per salvarli dall’oblio. Lui si è giustificato, non senza imbarazzo, dichiarando che “senza la lista Bonino saremmo stati tutti più poveri”.

Ma la sua storia politica racconta qualcosa di diverso: ex membro della storica Dc, passa prima al Ccd, poi all’Udc (per 7 anni nel centrodestra berlusconiano). Arriva quindi la ‘giravolta’ a sinistra con Rosa Bianca, Rosa per l’Italia, Alleanza per l’Italia, l’assessorato nella giunta di Giuliano Pisapia sindaco ‘comunista’ di Milano per finire nel dissolto Campo Progressista.

Beatrice Lorenzin, da Berlusconi a Renzi passando per Alfano

Ancora più complesso il percorso psicologico che ha portato Beatrice Lorenzin da Berlusconi a Renzi. Ad oggi, il ministro della Salute risulta leader della neonata lista Civica Popolare, una costola del dissolto Nuovo centrodestra, la creatura plasmata da Angelino Alfano nel 2013 per approdare nei governi di centrosinistra di Letta jr e Renzi, abbandonando il suo padre politico Berlusconi.

La stessa Lorenzin, fervente adepta di Arcore, nel 2008 (e ancora nel 2013) era deputata di FI e coordinatrice regionale del partito azzurro nel Lazio, dove sostenne la candidatura di Gianni Alemanno a sindaco di Roma, proprio contro quel Francesco Rutelli al quale, ora, vorrebbe sottrarre il simbolo della Margherita, fondata nel 2002. Logico che ‘Cicciobello’ si sia ribellato a questa operazione trasformistica, buona per raccattare qualche voto nostalgico, architettata dalla Lorenzn insieme a Lorenzo Dellai, lui sì ex margheritino.

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