Matteo Renzi si è candidato al Senato perché vorrebbe diventarne il presidente. È questa la tesi proposta dal giornalista de Il Tempo Luigi Bisignani. Quello che tutti gli italiani conoscono come il ‘faccendiere’ legato allo scandalo P2 e coinvolto in alcuni dei più importanti Misteri Italiani, commentando la bagarre esplosa nei partiti politici sulle liste elettorali, avanza una affascinante interpretazione delle vere intenzioni del segretario Pd. Secondo Bisignani, dunque, il caos in cui è piombato il Pd a causa della composizione delle liste, con la minoranza interna di Andrea Orlando sul piede di guerra, non basta a coprire la vera strategia dell’ex premier, intenzionato a riempire il Nazareno solo di suoi fedelissimi per puntare poi a diventare terza carica dello Stato al posto di Pietro Grasso, prossimo a lasciare lo scranno di Palazzo Madama.
L’ipotesi di Bisignani: Renzi presidente del Senato
“Renzi voleva abolire il Senato, ma poi si infila in un collegio, magari per diventarne presidente”. Sono queste le parole testuali pubblicate questa mattina dal quotidiano Il Tempo a firma di Luigi Bisignani. La tesi proposta dal faccendiere è affascinante ma, allo stesso tempo, non possiede al momento solide basi politiche che la possano confermare. A dire la verità, comunque, Matteo Renzi si candida per una poltrona a Palazzo Madama non solo nel collegio uninominale di Firenze, ma anche in due listini proporzionali in Umbria e Campania. Elezione naturalmente assicurata per il segretario Pd, accusato da Bisignani anche di voler condizionare “ogni movimento a seconda della posizione in lista” di quella che definisce con disprezzo la “signorina Boschi” e “alla distruzione dei suoi avversari”.
Resa nei conti nel Pd tra Renzi e Orlando
Che Renzi punti alla presidenza del Senato non è comunque né scontato, né tantomeno confermato. Altro discorso per la presunta volontà di sbarazzarsi della minoranza interna del Pd per circondarsi solo di truppe renzianissime. “Matteo ci vuole annientare”, ha commentato infatti il leader dell’opposizione interna Andrea Orlando che si è detto convinto del fatto che il segretario abbia “lavorato scientificamente per azzerare” la sua componente. Il ministro della Giustizia, che dovrà rinunciare ad alcuni fedelissimi come Andrea Martella, Giulio Calvisi e Marco Sarracino, accusa Renzi di aver “perseguito fin dall’inizio un intento preciso”, ovvero quello di “sopprimere le figure cardine su cui puntavo”.