Le pagine di cronaca che non si svuotano, le righe degli articoli di giornale sempre più fitte di particolari violenti, le donne da un lato a dire basta, le istituzioni al tavolo dei Piani antiviolenza, le scuole in avanti con progetti di educazione culturale ad affrontare e svelare i rischi nascosti di stereotipi che non colpiscono, ma lasciano il segno. Una educazione affettiva che va riscritta, una piaga, quella della violenza contro le donne, che affonda le proprie radici nella superficie di modi e modalità radicate nella cultura fatta a strati negli anni.

Anni di battaglie dei centri antiviolenza e anni di battaglia dei centri di ascolto per uomini, che ancora devono lottare per far comprendere l'importanza del recupero degli autori di violenza, come fanno i CAM - Centri di Ascolto per Uomini Maltrattanti – che attraverso operatori specializzati si occupano della presa in carico di quei padri, mariti, e figli che scelgono un percorso di cui si parla ancora troppo poco: l'alternativa che esiste e si può percorrere, l'uscita dalla violenza come modalità nelle relazioni affettive.

L'appello

Un responsabilizzazione della società, una responsabilizzazione dei protagonisti della violenza contro le donne: gli uomini. A richiamare una tale consapevolezza sono stati oggi i tre candidati di Potere al Popolo, tre uomini che parlano agli uomini: Emilio Rossi, Stefano Carosino e Andrea Bui, che oggi nei collegi di Parma, hanno fatto sentire la loro voce sul femminicidio e sulla violenza di genere: “Crediamo che non si tratti di un problema solo al femminile, al contrario, si tratta di una questione che riguarda soprattutto noi uomini”.

Parlano del sommerso di violenza verbale da parte degli uomini, la definiscono in pillole, apparentemente innocua, come le battute da Bagaglino o le frasi dette per affermare la propria virilità, ma che vanno a rafforzare quella sorta di prevaricazione, di superiorità, che viene ancora spacciata per “ordine naturale delle cose”.

Frasi riportate dal quotidiano Repubblica di oggi, nelle quali i candidati richiamano le cifre.

Centoquattordici le donne uccise nello scorso anno - ricordano - per un reato, quello del femminicidio, che ritengono la punta dell'iceberg, se si considera che i dati ufficiali sono relativi alle relazioni eterosessuali, in quanto, dichiarano “non abbiamo dati sulle violenze subite dalle persone con diverso orientamento sessuale o diverse identità di genere”.

In conclusione, Bui, Carosino e Rossi, lanciano un appello che suona come richiamo di responsabilità alla società: “Per uscire dalla violenza dobbiamo combattere insieme, uomini e donne”.

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