Ancora una volta, gli italiani, gli incorreggibili italiani, non hanno voluto ascoltare il consiglio spassionato dei media tedeschi. Ad affermarlo è la nota giornalista tedesca Petra Reski, in un articolo comparso all'indomani delle elezioni sul Magazine Online Cicero.de. intitolato: movimento 5 stelle: una vittoria a metà.

Mentre il mondo intero metteva in guardia contro la "pantomima italiana" - si legge nel lungo commento - consapevole che la maggior parte degli elettori di tutto avesse bisogno fuorché di una partenza difficile - Spiegel Online evocava lo spettro dei "pagliacci al potere", guidati dal capocomico Beppe Grillo ("capelli lunghi, volto coperto di rughe, barba incolta, in più occasioni intenzionalmente cattivo e conosciuto soprattutto per le sue espressioni scurrili, le farneticazioni urlanti, fondatore di partito e padre-padrone").

Ha scritto che il Movimento Cinque Stelle non ce l'avrebbe mai fatta a governare.

Il Süddeutsche Zeitung aveva evocato, altresì, la minaccia che per l'Italia poteva rappresentare il "pagliaccio castigatore" e nel podcast SZ auspicava una vittoria del Partito Democratico (PD).

Questo non ha naturalmente ostacolato il trionfo dei cinque stelle: secondo le proiezioni, il M5S ha vinto con oltre il 32% dei voti superando nel sud Italia la soglia del 40%. Nell'alleanza fra i 3 partiti di centro-destra il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha superato nettamente Berlusconi, fondatore e capo carismatico di Forza Italia.

La Lega ha raggiunto il 18%,vale a dire il 5% in più del partito capitanato dall'anziano Cavaliere.

Salvini, che ha voluto imitare Trump - stigmatizza la Reski - nei suoi discorsi rivolti ai cittadini comuni, è stato ricompensato per essere riuscito a dare al suo partito una parvenza di legalità: con il suo trionfale "prima l'Italia" (Italy first!) è andato dritto al cuore degli italiani.

Il PD di Renzi è crollato - ragion per cui anche il quotidiano filo-renziano Repubblica ipotizza che il campo d'azione del PD dovrebbe essere "delimitato" il più rapidamente possibile.

E questo malgrado lo stesso Süddeutsche Zeitung abbia elogiato alcuni giorni fa i grandi sforzi del Partito Democratico che tuttavia, non avendo, di fatto, promosso alcuna vera riforma, non è stato premiato dall'elettorato italiano.

Nessuno ha raggiunto il quorum del 40%

Cosa succederà ora? - si chiede la Reski - Se tutto andrà bene, il presidente Sergio Mattarella darà ai Cinque Stelle l'incarico di formare il nuovo governo.

Ma non sarà impresa facile. Grazie alla nuova legge elettorale - il Rosatellum - basata sul sistema tedesco e varata dalla vecchia maggioranza parlamentare, è altamente improbabile che si abbia una nuova maggioranza per governare. Nessun partito, e neppure un'alleanza di partiti politici - ha raggiunto il 40 percento prescritto. Come dire: l''operazione è riuscita, il paziente è morto.

Ora, in teoria il Movimento 5 Stelle potrebbe formare il nuovo governo - preconizza l'opinionista tedesca - con il suo nemico giurato, il Partito Democratico - sempre che il PD riesca a "derenzizzarsi" - e con il partito dissidente di sinistra "Liberi e Uguali", separato dal PD di Renzi - avviarsi ad un governo di coalizione.

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La propaggine è composta da volti noti, non ultimo l'ex leader comunista Massimo D'Alema, da oltre quarant'anni politico di professione, che di recente ha elogiato Silvio Berlusconi definendolo un "riformatore serio". D'Alema ha governato come primo ministro e, nella maggior parte dei casi, in buona armonia con lui. Si è reso utile abolendo con Berlusconi il provvedimento di clemenza - sottolinea Petra Reski nel suo commento - che non includeva nell'indulto il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, una spina nel fianco per la mafia - che non rappresentava certo una priorità per i cinque stelle.

Inoltre: che senso avrebbe collaborare con i perdenti?

La denigrazione dell'Italia da parte dei tedeschi non accenna a fermarsi

Tutto questo contribuisce ad infervorare gli animi, anche nell'ambito della copertura della stampa tedesca sull'argomento. Peraltro l'atteggiamento denigratorio verso il Belpaese da parte dei media tedeschi di un certo livello, ha una lunga tradizione e non verrà abbandonato così rapidamente.

E' passata alla storia la dichiarazione rilasciata alla stampa dal cancelliere Peter Steinbrück nel 2013, quando questi affermò di essere rimasto scioccato dal fatto che a vincere le elezioni in Italia fossero "due clown".

"Tutti noi non auspichiamo altro che condizioni stabili per l'Italia - scriveva il Frankfurter Allgemeine Zeitung. E politici alla Schäuble, consapevoli cioè delle proprie responsabilità ed azioni. Se non lo sono, sono solo pagliacci". La medesima reazione nei commenti dell'eurodeputato FDP Alexander Graf Lambsdorff alle elezioni italiane nel mondo: "È difficile riconoscere in questi risultati, la saggezza degli elettori". Sì, la saggezza, il buon senso! Dannazione!"

Sembra che queste doti siano rintracciabili solo nelle menti tedesche. In special modo in quelle di editori e commentatori.

Noi tedeschi siamo ben noti agli italiani migliori.

Non sorprende quindi che i due corrispondenti tedeschi Tobias e Udo - accusa la Reski - facciano regolarmente la loro comparsa, dai tempi della crisi dell'euro, nel casting dei talk show italiani, con il loro accento alla Ratzinger (Sturmtruppen è una serie leggendaria di vignette satiriche italiane incentrata su un'unità militare tedesca tanto energica quanto patetica composta solo da Otto, Hans e Franz, che parlano un italiano tedeschizzato) e che che pretendono di dare agli italiani lezioni di democrazia, economia, Europa e oltre e persino lezioni di comportamento: "Nel nostro paese siamo soliti lascia parlare anche il nostro avversario!" - vanno pontificando i nostri colleghi tedeschi.

Cambiare tutto per non cambiare niente

Da questo punto di vista così elevato, i "dettagli" scompaiono rapidamente - si legge nel commento. Ad esempio il fatto che i 66 governi italiani che si sono succeduti nel dopoguerra non siano l'espressione della tipica volubilità mediterranea, bensì l'incarnazione della massima citata più volte come gattopardesca (erroneamente attribuita cioè a Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo) "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi" I nomi delle parti cambiano, i protagonisti rimangono gli stessi.

Anche se Forza Italia ha scelto di chiamarsi temporaneamente Popolo delle Libertà, e la denominazione Partito Democratico non è che un'abbreviazione del ben più illustre Partito Democratico Comunista (poi Ulivo, poi Margherita) - incalza la Reski - la regola rimane questa: chiunque sia entrato nel Parlamento italiano resterà lì finché il Cielo vorrà.

I governi italiani sono cambiati, ma i volti sono rimasti gli stessi da trent'anni. La parola magica della politica italiana si chiama "Trasformismo". Quello che appare come un punto di svolta nel corso del tempo, rappresenta in realtà il contrario: un falso cambiamento.

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