Un governo sfortunato che stentava a partire. Ma a tre mesi dal voto, 87 giorni per l'esattezza, possiamo festeggiarne la nascita tutt'altro che prematura. Lo chiamano del cambiamento ed è stato approvato da Sergio Mattarella, alla sua guida Giuseppe Conte, che questa volta ha accettato senza riserva l'incarico affidatogli dai suoi secondi, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. C'è anche Paolo Savona, cioè colui che per cui il Capo dello Stato ne ribaltò la formazione prima che Cottarelli venisse convocato e anche prima che il suo tentativo di riuscire nell'impresa fallisse.

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Cosa si è arrivati al governo Conte

Tutto inizia il 4 marzo 2018, le elezioni non sono a favore di nessuno in modo particolare e non si riscontrano evidenti preferenze. Si pensa subito al raggiungimento della maggioranza, ma sono supposizioni finché Sergio Mattarella non avrà deciso, caso nel quale la decisione del Presidente della Repubblica è quella di far in modo che siano i due partiti destinati alla poltrona a mettere su un governo in accordo.

Il governo del cambiamento al completo
Il governo del cambiamento al completo

Al primo tentativo di governo è immediato il riscontro di problemi tra M5s e Lega Nord: Di Maio e Salvini sono investiti dai veti, soprattutto quello debilitante del primo su Silvio Berlusconi, destinato a non cadere mai. Tra il centrodestra e il Movimento la consultazione con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberta Casellati, che ha ricevuto la richiesta da Mattarella di incontrare i due al fine di un mandato esplorativo per la guida del paese in accordo, destinato a fallire.

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La causa principale, come detto, è il veto sul leader di Forza Italia. Per Di Maio e i pentastellati, infatti, rappresenta la vecchia Politica, quella di cui ha fatto parte per lungo tempo e che, per questa conformità mentale, non sarebbe d'aiuto ai fini dei cambiamenti che lui ha intenzione di attivare.

Essendo stato proprio il Movimento ad avere più voti incassati rispetto alla Lega, è necessario che sia questo, più degli altri, al centro di un accordo.

Un altro mandato esplorativo, al fine di far collaborare tra loro il movimento e il Pd, è stato assegnato al Presidente della Camera, Roberto Fico. Sembra che tra Martina e Di Maio ci sia buona volontà, almeno finché Renzi non dice la sua. Infatti è lui che rovinare tutto quando viene ospitato nella trasmissione "Che tempo che fa" da Fabio Fazio, dove confessa di non trovarsi d'accordo con questa modalità di azione, né con l'alleanza con i pentastellati.

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Tale avversione fa sì che questo altro tentativo fallisca, nonostante la perplessità e l'avversione di Maurizio Martina nel vedere che l'ex segretario possa ancora decidere dopo l'annuncio delle dimissioni.

A questo punto è Mattarella a decidere di costruire un governo di servizio che serva a gestire la situazione italiana in Europa, se non a rappresentare il nostro paese nelle trattative a breve scadenza, la finanza, l'economia e i provvedimenti in programma con gli altri paesi, necessità di primo interesse quindi, e anche a evitare di tornare anticipatamente alle urne, vista la preoccupazione pressante generale dell'aumento dell'iva.

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Ma nel caos si sono fatti avanti Salvini e Di Maio pronti a costruire un programma comune. Infatti Silvio Berlusconi fa un passo indietro dando la possibilità di costruire una politica. Viene fuori, così la bozza del contratto del cambiamento, il cui impatto sui mercati porta lo spread in rialzo e la borsa in calo e si designa Giuseppe Conte come Presidente del Consiglio che accetta con riserva, come da prassi, ma presto rimette l'incarico in mano a Mattarella e si tira indietro, la causa è il nome di Paolo Savona, antieuropeista e contrario anche all'euro, moneta comune.

A questo punto, arriva ancora una volta, il momento del Capo dello Stato, il quale ha già dimostrato pazienza e obiettività. Ancora si necessita di qualcuno che possa gestire l'Italia e l'economia in Europa. Preme, quindi, una figura che abbia indipendenza nella gestione dell'apparato economico finanziario e, nella giornata di domenica 27 maggio, Mattarella convoca l'economista Carlo Cottarelli al Quirinale. Il fallimento del governo del cambiamento sembra stia per essere rimpiazzato, vengono fuori tantissime proteste da vari fronti: Di Maio e Giorgia Meloni minacciano l'impeachment per Mattarella, lo accusano di alto tradimento per aver cambiato le sorti di uno stato voluto dal voto delle ormai lontane elezioni per una giudizio personale e non neutrale nei confronti di un membro della squadra, con loro milioni di utenti sui social network. Sono accuse che portano persino alla mobilitazione della polizia postale, che deve monitorare la situazione per tutelare lo stesso presidente della Repubblica al quale vengono anche rivolte minacce e allusioni di morte come quella più famosa ri-condivisa da molti che lo vede protagonista di una frase che esprime odio e incomprensione: "dovrebbe fare la fine del fratello", ucciso dalla mafia nel 1980.

Insomma sono decisioni che hanno mosso non poco scalpore tra l'opinione pubblica e nella stessa politica, la quale vede la possibilità di arrivare alle famose elezioni anticipate. Si parla di settembre inizialmente, poi addirittura di luglio, con l'inevitabile preoccupazione, ancora, dell'aumento dell'Iva.

Infatti il nuovo premier incaricato, nella persona di Cottarelli, nonostante abbia già preparato, in una notte, la sua squadra dei ministri, non è riuscito a raggiungere la fiducia dal Parlamento, ma ancora di più Salvini e Di Maio hanno fatto un passo indietro per farne altri due in avanti con la formazione del governo. L'Italia ha collezionato un altro tentativo fallito, il quarto di questa fase politica, ma, prima che la preoccupazione dell'elezione si facesse concreta, si è tornati, oggi, all'ipotesi iniziale per la terza volta, quindi Salvini e Di Maio sono ancora protagonisti di questa collaborazione. Inizia di nuovo tutto con il leader del Carroccio che propone di tenere Paolo Savona nella squadra anche se in ambito diverso dal precedente, e si è iniziato a parlare di "spacchettamento" del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

L'avvio del governo M5s-Lega

Nella giornata dell'1 giugno 2018, il giuramento del nuovo premier incaricato, evento che ha luogo alle 16 al Quirinale e che vede protagonisti, oltre al presidente del Consiglio, la squadra dei ministri, con Salvini e Di Maio. L'Unione Europea è pronta a collaborare con il nuovo governo italiano, per il quale si dice di provare positivi sentimenti di fiducia, lo spread torna sempre più velocemente a valori più normali e la borsa impenna. Positivi, quindi, i riscontri finora.

Nato alle 22 della serata del 31 maggio, quando Conte ha accettato l'incarico, questa volta senza riserva, il governo del cambiamento giura il 1 giugno. Tornano quindi in primo piano i provvedimenti relativi alla flat tax, tanto voluta da Salvini per ridurre l'evasione fiscale, e al reddito di cittadinanza, sul quale il Ministro dell'economia Giovanni Tria si dice contrario ma aperto al dialogo per capirne di più. Si parla anche di clausola di salvaguardia, cioè le misure che blindano i rincari Ue. Inoltre Tria tranquillizza i mercati e gli investitori, in bufera fino ad oggi, sulla sua avversione nei confronti dell'uscita dall'Ue.

Gli altri della squadra di governo sono il giurista e politico italiano Moavero Milanesi agli esteri, Paolo Savona, colui che aveva fatto saltare le trattative di governo la scorsa domenica, il quale sarà alle politiche comunitarie, poi Elisabetta Trenta, docente universitaria ed esperta di sicurezza e intelligence, al ministero della difesa, Alfonso Bonafede al ministero della giustizia, i rapporti con il Parlamento li gestirà Riccardo Fraccaro, questore della Camera dei Deputati, Giulia Bongiorno alla pubblica amministrazione, Erica Stefani, avvocato e politica italiana, agli affari regionali, Barbara Lezzi, politica, al Ministero per il Sud, Lorenzo Fontana, vicesegretario federale della Lega, al Ministero la Famiglia e la Disabilità, Gian Marco Centinaio alle politiche agricole, Danilo Toninelli, capogruppo Movimento, alle infrastrutture, Marco Bussetti all'istruzione, Alberto Bonisoli ai beni culturali, Giulia Grillo, capogruppo alla Camera dei Deputati del Movimento, alla salute, Sergio Costa all'ambiente. Per finire Luigi Di Maio è il vicepresidente del Consiglio e Ministro dello sviluppo economico, lavoro e politiche sociali, Matteo Salvini invece è il vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'interno, poi Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega per la quale è stato segretario nazionale e capogruppo alla Camera dei Deputati, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Sono quindi 18 ministri, dei quali 9 sono del Movimento 5 stelle, 6 della Lega e 3 sono i tecnici. Fanno piacere agli elettori le 5 donne che ne faranno parte.

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