Matteo Salvini, ministro dell'interno e vicepremier del governo Conte, è stato raggiunto dai microfoni di Circo Massimo (spazio di informazione radiofonica curato da Radio Capital); quando Massimo Giannini gli ha chiesto dove siano finiti quei soldi - quasi 50 milioni di euro - che la magistratura di Genova sta ancora cercando (per poterli, finalmente restituire allo Stato) il leader del Carroccio ha risposto: "Il denaro che ci accusano di aver sottratto?

Non c'è più. Quei 50 milioni, ormai sono stati spesi. Repubblica (quotidiano che ha dato ampio spazio alla vicenda, ndr) li sta cercando in Svizzera, in Lussemburgo...dovrebbero dedicare il loro tempo ad inchieste più serie".

Spesi in 10 anni

Il ministro "felpato" si è limitato a precisare che "Quei soldi sono stati spesi in 10 anni", ma non ha detto né in che modo né, soprattutto, come mai non sono stati restituiti all'erario.

Secondo gli atti del processo acquisiti dal Tribunale di Genova, quei soldi erano nella casse della Lega Nord quando Roberto Maroni prese il posto di Umberto Bossi.

Considerando che il vicepremier leghista ha preso poi il posto di Maroni, non è nemmeno chiaro - come ha sottolineato Giannini - perché non abbia deciso di costituirsi parte civile durante il processo al "Senatur".

La confisca diretta di oltre 48 milioni alla Lega

Il sequestro dei conti correnti della Lega era scattato, su ordine del Tribunale di Genova, nel 2017.

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La richiesta, effettuata dal pm Paola Calleri, era partita dopo che il tribunale aveva disposto la confisca diretta di circa 48 milioni alla Lega in seguito alla sentenza che ha portato alla condanna, tra gli altri, di Umberto Bossi e Francesco Belsito per quella che era stata definita "la maxi truffa sui rimborsi elettorali" avvenuta tra il 2008 e il 2010.

Lo scorso aprile la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso presentato dalla Procura di Genova che, in questo modo, ha chiesto di poter sequestrare l'eventuale denaro che, in futuro, potrebbe arrivare sui conti del Carroccio.

Le domande di Roberto Saviano ed il silenzio di Di Maio

Solo qualche giorno fa, Roberto Saviano, aveva chiesto, pubblicamente, a Matteo Salvini, che fine avessero fatto quei soldi. Neppure lo scrittore, aveva ottenuto delucidazioni relativamente alla spinosa questione dei falsi rimborsi della Lega.

L'altro vicepremier, Luigi Di Maio, invece, da quando ha firmato il contratto di governo con Salvini, non ha più commentato la vicenda.

Eppure, solo qualche mese fa, alla vigilia delle elezioni, l'attuale ministro dello sviluppo economico, nonché ministro del lavoro e delle politiche sociali tuonava: "La Lega Nord che attaccava Roma definendola 'ladrona' non solo deve quasi 50 milioni di euro ai cittadini italiani, ma sta urlando anche al complotto"

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