Non è tutto rose e fiori tra M5S e Lega ma, considerato che su certe questione le posizioni le due forze politiche di maggioranza sono agli opposti, è normale che sia così. Pertanto, dopo le stoccate sulla questione dei fondi che la Lega è chiamata a restituire alla luce del pronunciamento del Riesame, un nuovo strappo arriva in sede europea. Domani il parlamento di Strasburgo voterà le sanzioni contro l'Ungheria e questa linea sarà sposata anche dagli europarlamentari del M5S.

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A conti fatti, pertanto, gli alleati di Viktor Orban non sembrano tanti, ma tra questi c'è Matteo Salvini che ha già annunciato, con l'ennesimo proclama populista, la sua intenzione di voto. "L'europarlamento non può fare processi ai popoli ed ai governi eletti". Però, politicamente parlando, il fronte pro-Budapest ricompatta almeno in questa sede il fronte del centrodestra italiano: Forza Italia ha già annunciato che voterà 'no' alle sanzioni.

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Di Battista: 'Le politiche di Orban vanno contro gli interessi italiani'

La posizione ufficiale del M5S sulla questione ungherese arriva all'indomani della bordata di Alessandro Di Battista. Sulla questione 'Dibba' è stato chiarissimo: "Le politiche di Orban sull'immigrazione vanno contro gli interessi italiani, motivo per cui Orban non può essere un mio alleato". Anche in occasione dell'incontro tra Salvini ed il premier magiaro, i capigruppo del M5S di Camera e Senato avevano detto a chiare lettere che si trattava di un incontro che riguardava Salvini in quanto leader della Lega e non come rappresentante del governo Conte.

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Matteo Salvini M5S

Berlusconi dalla parte di Salvini

Se il caso Orban registra una diversità di intenti con il partner di governo, la Lega può quantomeno incassare la sponda del vecchio alleato. Forza Italia infatti voterà per il 'no' alle sanzioni e ci sarebbe stato anche un colloquio telefonico tra Silvio Berlusconi e Viktor Orban. Forza Italia è comunque membro del Ppe al parlamento di Strasburgo e la coalizione non ha ancora deciso la linea da adottare.

Però il leader dei popolari, Manfred Weber, è stato abbastanza chiaro e diretto. "Decideremo sul voto di domani, ma se il governo ungherese non manifesterà disponibilità a risolvere i problemi, faremo scattare l'articolo 7.1". In Italia, intanto, la solidarietà della leader di Fratelli d'Italia nei confronti del premier ungherese ricompatta del tutto le file del centrodestra. "Sanzionare l'Ungheria perché chiude le porte ai clandestini è folle. L'UE umilia i diritti dei popoli e nega la sovranità delle nazioni", ha detto Giorgia Meloni.

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Orban non cede di un millimetro

La risoluzione nei confronti dell'Ungheria chiede il ricorso all'articolo 7 del trattato con la stessa, alla luce del "rischio di violazione dei valori fondanti dell'Unione Europea". Sotto accusa le politiche che il governo di Budapest ha attivato nei confronti di autorità giudiziaria, università e mass media. Viktor Orban però non ha intenzione di cedere di un millimetro dalla sua posizione.

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"L'Ungheria non cederà ai ricatti, fermeremo la migrazione clandestina contro tutto e tutti. Io difendo la mia patria e voi non potete condannare le scelte degli ungheresi". Questo il sunto del suo intervento in aula a Strasburgo; poco prima aveva pubblicato un post su Facebook. "Il giudizio contro l'Ungheria è già scritto".

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