Il governo formato da Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, per molti, non è destinato a durare a lungo. È un punto di vista condiviso da diversi analisti della scena politica e, a maggior ragione, dagli oppositori. Tra loro c'è Roberto Calderoli, vice Presidente del Senato ed esponente della Lega che, con un post apparso sulla propria pagina Facebook, ha individuato come marzo la data del possibile capolinea dell'esecutivo giallorosso.

Una previsione che nasce sulla base del fatto che la situazione starebbe degenerando rispetto alla necessità di affrontare emergenze come quelle relative all'ex Ilva ed anche per un certo interesse del Pd in una veloce approvazione della nuova legge elettorale.

Pd vuole solerzia per la nuova legge elettorale

Non è un mistero che tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle le cose non siano rose e fiori, anzi.

Sembrano essere diversi i tavoli su cui si percepisce dissidio tra le due componenti fortemente eterogenee che sostengono il Conte-bis, a cui non bisogna dimenticare la variabile Italia Viva. Calderoli ritiene che la maggioranza giallorossa sia destinata ad arrivare al capolinea sulla base di diversi segnali che arriverebbero dagli ultimi sviluppi della scena politica.

Calderoli, nel suo post, rivela come rappresenti un importante aspetto il fatto che il capogruppo del Partito del Partito Democratico al Senato, Marcucci, abbia richiesto la velocità massima per arrivare all'approvazione della nuova legge elettorale.

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Si tratta di un qualcosa che, considerato tutto ciò che sta ruotando attorno al governo, va notata con estrema attenzione. Secondo, infatti, quanto puntualizza Roberto Calderoli ciò va addizionato a quanto sta 'bollendo in pentola', ossia ciò che lui definisce 'bomba industriale e sociale dell'ex Ilva". La somma, a suo avviso, conduce in un'unica direzione percorribile: elezioni a marzo.

Si potrebbe votare senza taglio parlamentari

Una considerazione che, secondo Calderoli, sarebbe anche la conseguenza di un altra cosa: "Il successo - scrive il senatore leghista - che sta avendo la raccolta di firme per andare al referendum sul taglio dei parlamentari con conseguente slittamento dell'entrata in vigore del suddetto taglio".

La fretta che avrebbe il Partito Democratico nel recarsi alle urne dipenderebbe da uno scenario che rischia di farsi nefasto o almeno è quello che si percepisce dalla ricostruzione, comunque di parte, di Calderoli che ritiene che "la baracca stia crollando". Andando a votare prima, a suo avviso, si andrebbe anche a votare per 945 parlamentari e non i 600 previsti "se - sottolinea - entrasse in vigore la legge sulla riduzione da poco votata".

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