Il Dpcm con cui Giuseppe Conte ha disposto la fase 2 dell'emergenza sanitaria a partire dal 4 maggio avrebbe tratti di incostituzionalità: è questa l'opinione di un tecnico della materia giuridica come Annibale Marini. Il giurista e presidente emerito della Corte Costituzionale ha specificato in un'intervista all'Adnkronos che un provvedimento come quello emanato del premier avrebbe avuto necessità di termini temporali precisi per restare in linea con quelle che sono le linee di confine determinate dalla Costituzione.
Nelle parole di Marini emerge, inoltre, qualche riserva rispetto all'utilizzo dei Dpcm per disciplinare le libertà dei cittadini, a fronte di altri atti giuridici che consentirebbero il coinvolgimenti di altri organi istituzionali nella stesura delle disposizioni.
Annibale Marini: 'La fissazione del termine non andava definita rispetto al suo complesso ma alle singole limitazioni'
Gli italiani, nelle ultime settimane, hanno dovuto sottostare a regole ferree fissate per evitare la propagazione dell'emergenza sanitaria: norme che hanno stravolto la quotidianità e che hanno spesso limitato la libertà di movimento. La situazione è destinata a perdurare anche dopo il 4 maggio.
Secondo il noto giurista Annibale Marini, il dpcm di Giuseppe Conte avrebbe dovuto aver emargini temporali: "Il Decreto avrebbe dovuto fissare, come tutte le ordinanze urgenti ed in considerazione del rischio e della grave limitazione di libertà, termini finali differenziati nelle singole misure di sospensione dei diritti di libertà.
Invece non lo ha fatto".Secondo il presidente emerito della Corte Costituzionale questo può essere individuato come un "vizio nel fondamento costituzionale del decreto".
Italia in stato di emergenza dallo scorso 31 gennaio
Lo scorso 31 gennaio il governo aveva disposto lo stato di emergenza. Questo, però, secondo Marini non riabiliterebbe il Dpcm di Conte fino a renderlo pienamente conforme alle regole. La situazione emergenziale dichiarata, esorta l'ex presidente della Corte Costituzionale a fare la seguente riflessione: " Anche se questi Dpcm, su cui c'è più di un dubbio di legittimità, trovassero fondamento nel decreto legge che ha deliberato l'emergenza, la fissazione del termine non andava definita rispetto al suo complesso ma alle singole limitazioni.
Invece non sono indicati limiti temporali differenziati per le singole misure. Un solo termine da decreto al 30 luglio non è adeguato, non è proporzionato rispetto al complesso e alla gravità delle disposizioni".
Secondo Annibale Marini esiste una strada per sistemare le cose: "E' incostituzionale lì dove non prevede un termine. Contiene un vizio sanabile, perché basta stabilire la scadenza". Aggiungendo però: "Ciò non toglie però che dal mio punto di vista il Dpcm non può incidere sui diritti di libertà. Ne è stato fatto un uso quantomeno di dubbia costituzionalità, 'fuori sistema', il che ha alterato completamente l'assetto di tutti gli organi istituzionali".
Riguardo al ruolo del presidente della Repubblica che, in questi casi, può vigilare sull'operato del premier e del governo, l'idea di Marini è che il Capo dello Stato abbia giustamente evitato di provocare situazioni di frizione riguardo a criticità che forse sono più tecniche che reali, situazione che avrebbe potuto causare un ulteriore disorientamento nella cittadinanza in una fase già complicata.