L'assemblea nazionale del Pd ha eletto questa mattina Enrico Letta come nuovo segretario nazionale del partito, dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti.

L'assemblea si è svolta con voto elettronico in streaming: Letta era l'unico candidato. 860 sono stati i voti favorevoli, due i contrari e quattro gli astenuti.

La storia politica di Enrico Letta: da vicesegretario del Ppi alla presidenza del Consiglio

Nato a Pisa nel 1966, Enrico Letta è stato presidente del Consiglio tra il 2013 e il 2014 ma anche più volte ministro.

A 31 anni, nel 1997, diventa vice-segretario del Ppi; nel 1998 è il più giovane ministro della storia repubblicana nel governo D’Alema con delega alle Politiche comunitarie, nel 1999 diventa ministro dell’Industria, mentre nel 2000 (nel governo Amato) è ministro del commercio con l'estero.

Convinto ulivista, appoggia la nascita della Margherita nel 2001. Con Prodi a Palazzo Chigi è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dal 2006, e nel 2007 ha promosso la fusione tra Margherita e Ds che avrebbe determinato la nascita del Pd. Sfida Veltroni alle primarie dello stesso anno, ottenendo un 11% che porterà alla creazione di una corrente "lettiana" all’interno del partito. Dal 2009 al 2013 è stato vicesegretario del Pd durante la segreteria di Pierluigi Bersani.

Nella primavera del 2013, all'età di 46 anni, viene chiamato da Napolitano alla guida dell'esecutivo di larghe intese, restando in carica per dieci mesi, fino all’arrivo di Matteo Renzi.

Nel 2015 si è dimesso da deputato per dirigere la Scuola di Affari Internazionali dell’Università Sciences Po di Parigi.

Ha fondato anche la Scuola di Politiche e l’Associazione Italia-Asean. Dal 2016 è inoltre presidente dell’Istituto Jacques Delors.

L’intervento all’assemblea nazionale del Pd: cooperazione, idee e giovani

Dopo aver ringraziato il segretario uscente Nicola Zingaretti, nel corso del suo intervento all'assemblea nazionale dem di questa domenica, Enrico Letta si è soffermato sulla drammatica situazione pandemica in corso sottolineando l’importanza del coordinamento tra gli attori e le forze politiche in campo.

‘La caduta della pandemia avrà lo stesso effetto che ebbe per me e per la mia generazione la caduta del muro di Berlino. E quando cadrà la pandemia, deve essere festa come fu allora’, ha detto Letta nel suo intervento, aggiungendo ‘siamo di fronte a uno sforzo finale e speriamo che la liberazione avverrà, avverrà grazie alla scienza, al vaccino e alla cooperazione tra paesi, ricercatori e istituzioni’.

Al centro del discorso dell’ex presidente del Consiglio, le idee, la parità di genere e i giovani. Ha detto infatti: ‘Domani presenterò un vademecum di idee da consegnare al dibattito dei circoli per due settimane. Ne discutiamo insieme e poi facciamo sintesi in una nuova assemblea’. Letta ha poi assicurato che rimetterà al centro della discussione anche il tema della parità di genere.

Ha proseguito: 'Io scelgo il Pd, perché ritengo che questa sia una sfida essenziale per l'Italia e l'Europa', chiarendo di essere arrivato a questa candidatura ‘con i giovani nel cuore, perché è ciò che mi ha cambiato la vita in questi anni’. E ancora ha proseguito: ‘Dobbiamo essere il partito dei giovani. Se non riusciremo a coinvolgere i giovani avrò fallito il mio obiettivo.

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Voglio mettere in piedi un’università democratica. Partecipazione per me è la parola chiave’. Ha subito infatti annunciato una battaglia sul voto ai 16enni.

Un partito ‘che abbia le porte aperte’, sezioni e coalizioni

Il neosegretario pensa a un partito che non abbia paura di andare all’opposizione, ‘che abbia le porte aperte’. Un partito della prossimità sul territorio, come dimostra anche la sua visita a sorpresa nel circolo dem di Testaccio a Roma.

L’attenzione al territorio è stata rimarcata anche dalla Presidente dell'assemblea nazionale Valentina Cuppi, che nel discorso di apertura ha parlato di ‘un partito che sappia dialogare dentro e fuori, che sappia tessere relazioni. Deve essere il partito dei militanti, non delle correnti.

Il partito delle sindache e dei sindaci. Un partito di lotta e di governo’.

Non solo apertura ai militanti, ma anche alle altre forze politiche: il neo-segretario dem infatti ha insistito sulla necessità di un partito disposto a coalizzarsi che ‘parlerà nelle prossime settimane con tutti coloro che fuori dal Pd possono essere interessati a un dialogo e a un linguaggio comune per arrivare a un risultato alle prossime elezioni’.

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