NAPOLI - “Da un anno ho deciso di rinunciare alle cure. Sono cardiopatica, ho il diabete e tutti gli acciacchi di un’ottantenne. Avrei bisogno di assistenza quotidiana, ma non posso spostarmi dall’altra parte della città per una semplice ricetta, o per una visita di controllo. Il medico curante che avevo è andato in pensione. Prima hanno nominato un sostituto, che però non veniva mai, e dopo le mie proteste me ne hanno assegnato un altro lontanissimo da casa”. Rosaria M. vive a Scampia, periferia nord di Napoli, e la sua storia è uguale a quella di migliaia di altre persone che da anni vivono disservizi, ritardi e vuoti assistenziali.

Lo dicono i dati: 80mila napoletani sono privi di assistenza sanitaria primaria, un cittadino su dieci nella terza città d’Italia.

La causa è il mancato turn over dei medici di medicina generale in quiescenza, che grava soprattutto sui residenti dei quartieri periferici, che sono poi le zone a reddito pro capite più basso e a rischio povertà assoluta, dove è molto difficile rivolgersi a professionisti privati.

A pochi chilometri da Scampia, nella case popolari della periferia est di Ponticelli, Raffaele G. racconta a Blasting Investigations la sua storia: “Mia madre è alla ricerca di un medico di famiglia da più di un anno.

Ne ha girati diversi. Pensi che addirittura gliene hanno assegnato uno che nel frattempo era deceduto”. Anche in questo caso la storia della madre di Raffaele ritorna all’interno di famiglie fragili che vivono nei distretti di Scampia, Miano, Ponticelli, Bagnoli, Barra, San Giovanni, Soccavo e Piscinola. Qui l’assistenza primaria è quasi inesistente e molti cittadini sono costretti a cercare soluzioni alternative, rivolgendosi alla guardia medica o direttamente ai pronto soccorso che in questo periodo sono già in difficoltà a causa della pandemia.

Solo a Scampia mancano almeno 5-6 medici di medicina generale, con 8.000-9.000 cittadini privi di assistenza sanitaria di base. “I medici preferiscono aprire gli studi nelle zone centrali piuttosto che qui da noi”, dice Giuseppe Mancini del Coordinamento Territoriale Scampia, un’associazione che si fa portavoce delle istanze e dei problemi del territorio.

“Ci sentiamo cittadini di serie b. Una discriminazione che non meritiamo”. La mancanza di medici è un problema che continua da anni e che a causa della Covid è diventato ormai ingestibile. In questi quartieri, ci racconta Giuseppe, non è semplice ottenere assistenza domiciliare e chi contrae il virus, stenta a trovare un riferimento sanitario immediato: “A gennaio attraverso la nostra pagina Facebook abbiamo lanciato l’allarme e fatto appello alla nostra comunità per organizzare un presidio davanti all’Asl per farci riconoscere i nostri diritti fondamentali. Noi siamo cittadini come tutti gli altri e qui lo Stato spesso viene solo a fare passerelle, ma poi non risolve i problemi. Nel nostro quartiere, il medico di base è un punto di riferimento importantissimo.

Per noi diventa una persona di famiglia, come un prete per un credente, un presidio delle istituzioni che ci fa sentire che anche noi abbiamo dei diritti e non siamo abbandonati a noi stessi. Adesso siamo al limite!”.

Diverse analisi mostrano come nei prossimi anni il problema è destinato ad aumentare ancora di più. La stima di Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, prevede che dal 2022 al 2025, 15 milioni di italiani potrebbero rimanere senza assistenza sanitaria primaria in rapporto ai medici uscenti per pensionamento. “In Campania - sottolinea Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg - la situazione è ancora più drammatica anche per i ritardi burocratici accumulati nelle assegnazioni degli ambiti carenti da ricoprire, ovvero le zone in cui è necessario procedere a nuove nomine di medici di medicina generale.

Ritardi nell’ordine di 1-2 anni. Si aggiunga che a Napoli finora, ogni medico poteva scegliere il quartiere che voleva, senza vincolo territoriale, lasciando scoperte proprio le zone periferiche. Dalla prossima assegnazione, invece, quella riferita al 2020, il medico dovrà accettare di aprire lo studio laddove vi sono gli ambiti carenti e per i primi 3 anni sarà tenuto all’assistenza all’interno di quelle aree. Da quest’anno il nuovo portale della Regione, inoltre, dovrebbe contribuire a rendere più celeri tali procedure. Ce lo auguriamo per quei cittadini privati del sacrosanto diritto all'assistenza sanitaria primaria”.

Ma non sono solo i pazienti delle zone più fragili a scontare gli effetti di questa situazione ma anche i tanti medici precari che, dopo aver conseguito la specializzazione in medicina generale, attendono una sistemazione definitiva, parcheggiati in graduatorie bloccate.

“Noi medici campani – afferma Salvatore Caiazza, presidente di Medici senza carriere - spesso siamo costretti a lavorare fuori Regione. Io lavoro in Lombardia, mentre sono parcheggiato in una graduatoria che non scorre. Se da un lato vi è una carenza di medici di medicina generale sul territorio, dall’altro ve ne sono 1.800 in attesa in graduatoria. Un paradosso tutto campano”.

Dove nasce il problema: i ritardi di una burocrazia troppo complessa

Le cause sono da ricercarsi negli uffici delle Asl,della Regione e di una burocrazia che non funziona. Ogni anno, le Asl dovrebbero richiedere, comune per comune, i dati aggiornati della popolazione reale e dei medici di medicina generale in quiescenza per calcolare quanti sono gli ambiti carenti da ricoprire.

Basterebbe una semplice pec e un calcolo elementare per fornire un dato certo e aggiornato alle esigenze del territorio.

Dopo anni di defezioni e disservizi, qualcosa sembra muoversi e dalla Regione arrivano risposte concrete, come conferma a Blasting Investigations Ugo Trama, dirigente della Direzione Generale per la tutela della Salute della Regione Campania: “Da quest’anno abbiamo creato una piattaforma interattiva che permette di accelerare la procedura di segnalazione e assegnazione degli ambiti carenti. Il problema, finora, è stato di tipo organizzativo-strutturale, sia per il sottodimensionamento di organico delle Asl e della Regione, dovuto al lungo commissariamento della regione Campania, sia per il forte ritardo della digitalizzazione dei processi”.

Inoltre Trama sottolinea come il Covid abbia velocizzato il processo e che, nei prossimi anni, la Regione dovrà continuare a potenziare “la medicina generale, la specialistica ambulatoriale e la medicina distrettuale” per restituire al cittadino un’assistenza territoriale che funzioni.

A fine marzo, per la prima volta la Regione Campania ha pubblicato gli ambiti carenti di medicina generale dell’anno in corso, il 2021, oltre a quelli dello scorso anno, il 2020, recuperando in parte il ritardo accumulato. “Tuttavia - ci ha spiegato Salvatore Caiazza - il calcolo è alterato, in quanto riferito alla popolazione assistibile al 31 dicembre 2019, piuttosto che al 31 dicembre 2020, fornendo in tal modo un dato sottostimato di almeno 100 ambiti carenti rispetto alle reali necessità territoriali.

Vi saranno ancora tanti cittadini senza un’assistenza primaria adeguata”.

Le conseguenze di questo vulnus assistenziale si ripercuotono su tutto il sistema sanitario campano, creando rallentamenti nelle strutture ospedaliere ingolfate da richieste di assistenza che, invece potrebbero essere gestite semplicemente dalla medicina territoriale. “Il mancato potenziamento della medicina generale, con le carenze che si trascina da anni, ha un impatto enorme sugli ospedali soprattutto sui Pronto soccorso”, conferma Maurizio Cappiello, consigliere nazionale Anaao Assomed, Associazione nazionale medici ospedalieri. “Questo accade oggi in piena pandemia, ma la situazione non era diversa in tempi pre-Covid.

Una medicina territoriale che funziona, potrebbe alleggerire di molto il sovraffollamento degli ospedali, perché circa il 40% degli accessi ai Pronto soccorso è dovuto a codici bianchi e codici verdi, patologie a bassa intensità di cura, che non trovando risposta immediata nell’assistenza primaria, si concentrano in ospedale che, di fatto, diviene una sorta di ammortizzatore sociale”, continua Cappiello.

Anche per Pina Tommasielli, medico di medicina generale e membro del Comitato tecnico scientifico della Regione Campania, la mancanza di medici di famiglia è destinato ad aumentare se non si prendono provvedimenti immediati. Per Tommasielli nei prossimi 5 anni in Campania se ne andranno in pensione il 50% dei medici attualmente in attività.

“I problemi da risolvere sono molteplici. Innanzitutto c’è una lentezza nelle segnalazioni da parte delle Asl degli ambiti carenti del territorio, ma è tutta la filiera che è sofferente a partire dai Comuni, dalle Asl a finire con la Regione”, sostiene Tommasielli che ricorda a Blasting Investigations : “Qualche spiraglio si intravede con la realizzazione della piattaforma regionale unica” anche se “la strada è ancora lunga e tocca fare un lavoro di sorveglianza attiva da parte di tutti, compresi noi medici, che vogliamo tutelare la nostra professione e la salute dei nostri pazienti”.

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