Si avvicina la resa dei conti nel governo e nella maggioranza: questo mercoledì 20 luglio il presidente del Consiglio Mario Draghi si presenterà alle Camere per riferire sulla situazione Politica e per chiedere la fiducia dai due rami del Parlamento, dopo cinque giorni di incertezze, in seguito alla mancata partecipazione del Movimento 5 Stelle al voto di fiducia al Senato dello scorso giovedì.

Cosa è successo la scorsa settimana

Lo scorso giovedì 14 luglio, il Senato della Repubblica ha approvato la fiducia al Decreto legge Aiuti con 172 voti favorevoli e 39 contrari.

A fare rumore, generando una crisi di governo nonostante il Dl abbia incassato ampiamente la fiducia, sono stati i 61 senatori del Movimento 5 Stelle, che non hanno risposto alla chiama e quindi non hanno partecipato al voto.

L'effetto collaterale non è tardato ad arrivare: Draghi, preso atto della scelta del movimento di Conte, è salito al Colle per rassegnare le dimissioni, che però sono state prontamente respinte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale invitato il premier a riferire in Parlamento, cosa che avverrà mercoledì 20 luglio [VIDEO].

La posizione del Movimento 5 stelle di Conte

Lo scorso sabato 16 luglio, l'ex premier e attuale presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, attraverso una diretta social ha chiarito la sua posizione e quella di tutto il movimento: i 61 senatori pentastellati non hanno sfiduciato il Governo, ma semplicemente non hanno risposto alla chiama e non hanno partecipato al voto perché non è stato dato un riscontro rassicurante sulle richieste dei 5 Stelle raccolte in nove punti,.

Fra essi c'è la conferma del Reddito di Cittadinanza, il salario minimo e gli aiuti alle imprese e alle famiglie. Punti che, secondo il presidente del Consiglio Mario Draghi, coinciderebbero invece, sostanzialmente già con l'agenda di governo.

La discussione dentro al Movimento 5 stelle è proseguita anche questo lunedì 18 luglio.

La “linea Conte” prevale tra i parlamentari, ossia la decisione è di porsi fuori dal governo Draghi se non arrivano risposte precise sui punti ritenuti fondamentali per il Movimento. Tale posizione ha incassato la maggioranza dei consensi durante l’assemblea di deputati e senatori pentastellati, ma sarebbero circa una ventina i parlamentari che si dicono pronti a votare la fiducia.

Le reazioni dei partiti

Le posizioni dei vari partiti sono variegate.

Il Partito democratico e Articolo Uno auspicano che la crisi rientri e che il Movimento 5 Stelle possa accettare di andare avanti con Draghi, tenendo peraltro in questo modo la possibilità di proseguire l'ipotesi del "campo largo" di centrosinistra.

Matteo Renzi per Italia Viva e Carlo Calenda di Azione invitano il governo ad andare avanti e nelle scorse ore hanno promosso sia raccolte di firme a sostegno di Draghi, sia manifestazioni in alcune città a favore del premier.

Se Giorgia Meloni per Fratelli d'Italia (dall'opposizione) è decisa ad andare alle Elezioni politiche anticipate questo autunno, invece Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, dopo che i due si sono incontrati a Villa Certosa in Sardegna, hanno affermato che il Movimento 5 Stelle è inaffidabile e quindi o lo si taglia fuori dall'esecutivo (e si va avanti con Draghi), oppure si va alle urne il prima possibile e quindi subito dopo l'estate.

Tre ipotesi, due delle quali vedono Mario Draghi ancora presidente del Consiglio

Mario Draghi, di ritorno da Algeri, dove ha siglato 15 accordi con l'Algeria che diventa il primo fornitore di gas dell'Italia, riferirà questo mercoledì alle Camere e non è dato sapere cosa accadrà di preciso, ma si prospettano davanti tre possibili ipotesi.

La prima è quella in cui rimane premier "facendo pace" col Movimento 5 Stelle (rassicurandoli di fare proprie le loro richieste) e andando avanti con l'attuale governo.

La seconda è quella in cui il Movimento 5 Stelle si dichiara fuori dalla maggioranza (o ne viene sostanzialmente estromesso) e si procede con un governo "Draghi bis" di cui farebbero parte gli altri partiti della maggioranza.

La terza è quella in cui Draghi non accetta di proseguire col proprio incarico, essendo venuta meno una forza politica della maggioranza nata nel 2021, quindi cade il Governo e ci si prepara alle elezioni in autunno, a pochi mesi dalla naturale scadenza della legislatura (che sarebbe fissata a inizio marzo 2023).